6c Art. 178 cpv. 1 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista Ticinese di Diritto I-2020 (Diritto di famiglia)


Protezione dell’unione coniugale – restrizioni del potere di disporre Una restrizione del potere di disporre può consistere anche nel blocco di un conto bancario. Al coniuge colpito dal provvedimento devono essere lasciati a disposizione tuttavia mezzi sufficienti per finanziare il proprio tenore di vita e gli obblighi di mantenimento nei confronti della famiglia. I CCA 19.6.2019 N. 11.2019.51


5. L’art. 178 cpv. 1 CC prevede che, «se necessario per assicurare le basi economiche della famiglia o per adempiere un obbligo patrimoniale derivante dall’unione coniugale, «il giudice, ad istanza di un coniuge, può subordinare al consenso di questo la disposizione di determinati beni da parte dell’altro». La norma mira a evitare che un coniuge, procedendo ad atti di disposizione volontari, si metta nell’impossibilità di far fronte ai propri obblighi pecuniari nei confronti dell’altro coniuge, indipendentemente dal fatto che tali obblighi derivino dagli effetti generali del matrimonio o dal regime dei beni matrimoniali (sentenza del Tribunale federale 5A_852/2010 del 28 marzo 2011 consid. 3.2 con rinvio a DTF 120 III 69 consid. 2a, pubblicato in: SJ 2012 I 35). Il provvedimento assicurativo (art. 178 cpv. 2 CC) può consistere anche nel blocco di conti bancari (sentenza del Tribunale federale 5A_949/2016 del 3 aprile 2017 consid. 4.1 con rinvio). Al coniuge colpito dalla misura devono essere lasciati a disposizione, in ogni modo, mezzi sufficienti per finanziare il proprio tenore di vita e gli obblighi di mantenimento nei confronti della famiglia (ISENRING/KESSLER in: Basler Kommentar, ZGB I, 6a edizione, n. 17 in fine ad art. 178).
6. Nella fattispecie […] il blocco del conto bancario intestato ai coniugi decretato cautelarmente dal Pretore senza contraddittorio il 20 dicembre 2018 non è litigioso. Controversa è la possibilità per il marito di prelevare fr. 16 950.– mensili destinati alla famiglia (fr. 11 950.– per moglie e figlie, fr. 5000.– per sé), rispettivamente quella per la moglie di prelevare l’importo di fr. 12 924.– destinato alla retribuzione del proprio avvocato. Ora, come si è appena ricordato, un provvedimento fondato sull’art. 178 CC deve lasciare a disposizione dell’interessato quanto necessario per finanziare il proprio tenore di vita e gli obblighi di mantenimento verso la famiglia. Il Pretore reputa che ciò sia il caso, in concreto, perché il marito «può con ogni verosimiglianza contare sull’importante aiuto della famiglia di origine, già intervenuta in passato addirittura a beneficio dell’intero nucleo familiare». In realtà si tratta di un’illazione. Che prima della separazione dei coniugi il padre del marito abbia gratificato la famiglia di generose elargizioni è verosimile […]. Ma che quegli sia disposto a simili liberalità anche dopo la separazione e l’intervenuto dissidio coniugale è una congettura destituita di riscontri effettivi. E un provvedimento a norma dell’art. 178 CC deve ancorarsi – più che mai in sede cautelare – a indizi oggettivi (CHAIX in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 4 ad art. 178), non a supposizioni.
Certo, la moglie allega che l’appellante guadagna ben più dei fr. 1240.– mensili dichiarati, ove si pensi che nel 2017 risulta avere conseguito redditi complessivi per almeno fr. 480 000.–. Tali entrate si riferiscono però ai tempi in cui il marito lavorava all’estero. Quali siano i suoi introiti dopo il trasferimento in Svizzera rimane una questione da accertare. È vero che l’appellante possiede sostanza immobiliare all’estero. È altrettanto vero tuttavia che tale patrimonio non consta generare liquidità immediatamente disponibili, almeno a un sommario esame come quello che governa l’emanazione di un provvedimento cautelare. Allo stato attuale del procedimento non si evincono in definitiva chiari elementi di reddito o depositi di denaro cui l’appellante possa far capo, senza ricorrere al noto conto bancario, per versare i contributi di mantenimento fissati dal Pretore con il decreto cautelare del 12 dicembre 2018. Su questo punto il blocco totale del conto ordinato nella decisione impugnata non resiste alla critica.

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