38c Art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF; 19 cpv. 3 LPMA

Pubblicazione: Estratto da Rivista Ticinese di Diritto I-2022 (III. Diritto di famiglia)


Remunerazione del curatore stabilita dall’ARP

La risoluzione dell’Autorità regionale di protezione (ARP) che stabilisce la remunerazione dovuta al curatore e la pone a carico dei genitori in ragione di metà ciascuno costituisce in sé un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione nel senso dell’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF a favore del curatore. Il Comune che ha anticipato la mercede può prevalersi della risoluzione dell’ARP solo se produce una cessione scritta della pretesa del curatore in suo favore. L’art. 19 cpv. 3 LPMA non prevede una surrogazione del Comune nei diritti del curatore, bensì un diritto di recuperare quanto anticipato, in particolare dalle persone tenute al sostentamento della persona sotto curatela. Solo una decisione che accerta tale diritto di recupero può fungere da titolo di rigetto (consid. 6.1).

CEF 17.9.2021 N. 14.2020.205


3.  Nella decisione impugnata, il Giudice di pace ha anzitutto ritenuto che la risoluzione xxx del 19 aprile 2019 emessa dall’Autorità regionale di protezione (in seguito: «ARP») – con cui veniva riconosciuta alla curatrice di A. un’inden­nità di fr. 1745.– posta a carico dei genitori in ragione di metà ciascuno – non può costituire un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione nei confronti del padre convenuto, dal momento che il Comune istante non ha dimostrato l’im­possibilità da parte dei genitori di far fronte personalmente al pagamento, anticipando l’importo. Per contro egli ha considerato che la diffida di pagamento del 17 febbraio 2020, successiva alla fattura del 29 agosto 2019 (relativa alla «mer­cede curatori e tutori ARP 2019»), che indica i rimedi giuridici di cui l’escusso non si è però avvalso, costituisce una decisione giudiziaria nel senso dell’art. 80 cpv. 1 LEF. Sulla scorta di tale motivazione, il primo giudice ha accolto integralmente l’istanza.

4.  Nel reclamo B. ribadisce che il Comune ha gravemente violato i termini e le condizioni stabiliti nella decisione dell’ARP, dal momento che ha corrisposto direttamente la mercede alla curatrice senza dimostrare l’impossibilità da parte sua di far fronte personalmente al pagamento.      
[…]

6.  Giusta l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF sono parificate alle sentenze giudiziarie, e valgono quindi quale titolo di rigetto definitivo, le decisioni di autorità amministrative svizzere, purché siano esecutive. Salvo norme speciali contrarie, come per le sentenze civili non è necessario il passaggio in giudicato (Staehelin, in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 110 ad art. 80 LEF).

6.1.  Nella fattispecie, la risoluzione n. xxx del 19 aprile 2019 (doc. E annesso all’istanza) con cui l’ARP ha stabilito in fr. 1745.– la remunerazione dovuta alla curatrice di A. e l’ha posta a carico dei genitori in ragione di metà ciascuno costituisce in sé un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione nel senso dell’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF, non però a favore del Comune, bensì della curatrice (v. sentenza della CEF 14.2017.128 del 4 dicembre 2017, consid. 6.2). Nelle osservazioni al reclamo l’istante afferma di essere subentrato nei diritti della curatrice anticipandone la remunerazione, ma non menziona alcun atto o norma legale a sostegno della sua allegazione. Non ha prodotto alcuna cessione di credito (che presuppone una dichiarazione scritta giusta l’art. 165 cpv. 1 CO) e l’art. 19 della legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto (LPMA, RL 213.100), citato nella risoluzione dell’ARP, non prevede una surrogazione del Comune nei diritti del curatore, bensì un diritto di recuperare quanto anticipato in particolare dalle persone tenute al sostentamento della persona sotto curatela (cpv. 3 lett. b). Ora agli atti non figura alcuna decisione che obblighi l’escusso a restituire al comune quanto anticipato al curatore. In mancanza di un titolo di rigetto definitivo, l’istanza andava respinta.

6.2.  Il Comune sostiene invero che la Camera sarebbe vincolata all’accerta­mento del Giudice di pace, non contestato dal reclamante, secondo cui l’istante ha anticipato la mercede della curatrice, che «le è quindi stata ceduta». È vera però solo la prima parte dell’allegazione, mentre a un’ipotetica cessione della mercede il primo giudice non ha minimamente accennato, anche perché lo stesso Comune non ne ha parlato né nell’istanza né nella replica.

6.3.  Che la prassi comunale di anticipare la mercede alla curatrice sia stata perfettamente nota al reclamante, il quale avrebbe sempre pagato quanto rifatturato dal Comune, sicché la sua opposizione si configurerebbe come un abuso di diritto (osservazioni al reclamo, pag. 3), è un’allegazione nuova, e come tale irricevibile (sopra consid. 1.2), nonché priva di riscontro documentale. Non si disconosce, invero, che è manifestamente abusiva la doglianza del reclamante secondo cui il Comune ha pagato la mercede alla curatrice senza dimostrare l’im­possibilità per i genitori di far fronte al pagamento mentre chiede d’altra parte di essere esentato dal pagamento di anticipi e spese considerata la sua «attuale precaria situazione finanziaria». Ciò nonostante il comportamento dell’escusso non è suscettibile in sé di giustificare l’accoglimento dell’istanza, ricordato il carattere documentale della procedura di rigetto, per cui è tassativa la presentazione di un titolo di rigetto (sopra consid. 2).

6.4.  Contrariamente a quanto statuito dal Giudice di pace, nemmeno la fattura («bolletta») di fr. 953.25 per «mercede curatori e tutori ARP 2019» (doc. C) è assimilabile a una decisione nel senso dell’art. 80 LEF, siccome non è designata come tale nell’atto stesso e non indica i rimedi giuridici a disposizione del destinatario (v. al proposito le sentenze della CEF 14.2019.151 dell’11 dicembre 2019, consid. 6.2, 14.2019.110/111 del 15 ottobre 2019, consid. 6.1/b con rinvii e 14.2016.270 del 23 febbraio 2017, consid. 6.2/a). Non può valere quindi come titolo di rigetto definitivo dell’opposizione.

6.5.  La diffida del 17 febbraio 2020 (doc. B accluso all’istanza) riveste invece le caratteristiche di una decisione amministrativa ai sensi dell’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF per la tassa di fr. 50.–, a cominciare dalla sua designazione come «tassa» e tenuto conto dell’indicazione dei rimedi giuridici (v. la già citata sentenza della CEF 14. 2019.151 dell’11 dicembre 2019, consid. 6.3, 14.2019.144 del 25 novembre 2019, consid. 5.2). Doveva quindi essere chiaro a B. che se avesse ritenuto la diffida irregolare avrebbe dovuto impugnarla entro trenta giorni come indicato sulla medesima, ciò che non pretende di aver fatto. Ne segue che la diffida è da considerare passata in giudicato anche se la base legale sulla quale si fonda la tassa di diffida non è menzionata. Per sua stessa natura, invece, la diffida non può fungere da titolo di rigetto per la mercede, gli oneri sociali e le spese perché presuppone l’esistenza di una precedente decisione esecutiva rimasta ineseguita, in cui queste pretese sono già state accertate, decisione che però manca nel caso di specie (sopra ad 6.1). La diffida non può sostituire una decisione inesistente.

6.6.  In riforma della sentenza impugnata l’istanza va pertanto parzialmente accolta, limitatamente alla tassa di diffida di fr. 50.–. La sentenza odierna, ad ogni modo, non priva il Comune del diritto di ripresentare un’istanza di rigetto, anche nella stessa esecuzione (DTF 143 III 567 consid. 4.1 e 140 III 461 consid. 2.5; sentenza della CEF 14.2015.245 del 21 aprile 2016, RtiD II-2016 pag. 651 n. 42c consid. 7.3/b), allegando la cessione a suo favore della pretesa della curatrice, oppure di far accertare dall’autorità competente il suo diritto di recuperare quanto anticipato secondo l’art. 19 cpv. 3 LPMA con richiesta accessoria di rigetto definitivo dell’opposizione (art. 79 LEF).

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