5c Art. 124b cpv. 1 CC; 280 cpv. 3 CPC

Pubblicazione: Estratto da Rivista Ticinese di Diritto I-2022 (III. Diritto di famiglia)


Previdenza professionale – rinuncia al conguaglio in caso di divorzio

Condizioni alle quali il giudice può omologare una convenzione in cui i coniugi rinunciano al conguaglio della previdenza professionale: esame dell’adeguata previdenza per la vecchiaia e per l’invalidità.

I CCA 21.5.2021 N. 11.2020.123


6.  Prima di omologare una convenzione sugli effetti del divorzio il giudice si assicura che i coniugi abbiano firmato l’accordo «di loro libera volontà e dopo matura riflessione», verificando inoltre che l’intesa sia «chiara, completa e non manifestamente inadeguata» (art. 279 cpv. 1 CPC). Quanto all’adeguatezza, egli accerta che la convenzione non si scosti in misura ragguardevole da quanto risulterebbe equo in mancanza di accordo, dovendosi tutelare la parte economicamente più debole da atti di leggerezza, inesperienza o condiscendenza (RtiD II-2014 pag. 876 consid. 6a con rinvii). Di regola, ad ogni modo, il giudice rifiuta l’omologazione solo in caso di sproporzione evidente e immediatamente riconoscibile rispetto alle previsioni di legge (sentenza del Tribunale federale 5A_1031/2019 del 26 giugno 2020 consid. 3.2 con riferimenti in: FamPra.ch 2020 pag. 1016), che si tratti di mantenimento dopo il divorzio o di scioglimento del regime dei beni. Diverso è il caso in materia di previdenza professionale. A tale riguardo il giudice non si limita a verificare che la convenzione non sia «manifestamente inadeguata», ma controlla – come farebbe in tema di filiazione – che la convenzione non sia anche solo «inadeguata» (sentenza del Tribunale federale 5D_148/2017 del 13 ottobre 2017 consid. 3.1 in: FamPra.ch 2018 pag. 223; v. anche Tappy in: Commentaire romand, CPC, 2a edizione, n. 20 ad art. 280 con rinvio).

Per quanto attiene alla previdenza professionale in particolare, l’art. 280 cpv. 1 CPC prescrive che il giudice omologa una convenzione sul riparto delle prestazioni d’uscita se – cumulativamente – i coniugi si sono accordati sulla divisione e sulle relative modalità d’esecuzione (lett. a), se essi producono un attestato degli istituti di previdenza interessati che confermi l’attuabilità di quanto convenuto e l’importo degli averi determinanti o delle rendite da dividere (lett. b) e il giudice si è convinto che la convenzione corrisponde alla legge (lett. c). L’art. 124b cpv. 1 CC prevede inoltre che «in una convenzione sugli effetti del divorzio i coniugi possono derogare al principio della divisione per metà o rinunciare al conguaglio della previdenza professionale «se rimane garantita un’adeguata previdenza per la vecchiaia e per l’invalidità». E l’art. 280 cpv. 3 CPC ribadisce che qualora nella convenzione uno dei coniugi dichiari di rinunciare totalmente o parzialmente al suo diritto, «il giudice verifica d’ufficio se sia garantita in altro modo una corrispondente previdenza per la vecchiaia e per l’invalidità». Anche in tal caso, nondimeno, solo uno squilibrio relativamente importante tra coniugi giustifica il rifiuto di omologare una rinuncia al conguaglio della previdenza professionale (Tappy, op. cit., n. 20 ad art. 280 CPC con rimando).    
[…]

9.  Nel caso specifico i coniugi hanno sottoposto al Pretore aggiunto una convenzione sugli effetti del divorzio in cui dichiaravano di rinunciare al conguaglio della previdenza professionale con l’argomento che a entrambi sarebbe rimasta garantita un’adeguata copertura per la vecchiaia e per l’invalidità (art. 124b cpv. 1 CC). La rinuncia concerne manifestamente il solo marito, la moglie non potendo pretendere dal coniuge, ormai privo di «secondo pilastro», alcun conguaglio. D’altro lato, proprio grazie all’intesa, la moglie può conservare intatto il proprio capitale di cassa pensione, suscettibile di assicurarle una situazione previdenziale pacificamente tranquilla. Il problema è di sapere se un’adeguata previdenza per la vecchiaia e per l’invalidità sia concretamente garantita anche al marito, nonostante la rinuncia alla mezza prestazione d’uscita acquisita dalla moglie durante il matrimonio. A tal fine occorre valutare le circostanze personali di lui, in particolare la sua età, i suoi redditi, il suo fabbisogno e tutti i suoi averi, anche quelli accantonati prima del matrimonio (FF 2013 pag. 4180 a metà). Non è necessario che la sua previdenza professionale risulti equivalente a quella cui egli avrebbe diritto senza la rinuncia convenzionale; basta ch’essa sia «adeguata» (sentenza del Tribunale federale 5D_148/2017 del 13 ottobre 2017 consid. 4.1 con rinvii, in: FamPra.ch 2018 pag. 224).

a)  Se non avesse rinunciato al conguaglio della previdenza professionale giusta l’art. 124b cpv. 1 CC nei confronti della moglie, nella fattispecie il marito si sarebbe visto accreditare sul proprio conto di libero passaggio un capitale di fr. 141 074.85 proveniente dalla cassa pensione di lei (fr. 287 295.20 meno fr. 5145.45, diviso due). Rinunciando al conguaglio, egli ha perduto tale aspettativa. Rimane titolare però di due polizze di previdenza vincolata 3a presso la X. SA (…), il cui valore di riscatto al momento in cui è stata presentata l’istanza comune di divorzio ammontava a complessivi fr. 83 978.–, e di una polizza di previdenza libera 3b, sempre presso la Y. SA (…), il cui valore di riscatto al momento in cui è stata presentata l’istanza comune di divorzio era di fr. 41 115.–. Quando è stata promossa la causa di divorzio, il 26 febbraio 2020, il marito possedeva di conseguenza averi del «terzo pilastro» per fr. 125 093.– complessivi, averi che in forza della convenzione rimangono suoi.

A ciò si aggiunge la comproprietà della casa di vacanza a Y. Il valore venale di tale quota (un mezzo) non figura agli atti, ma il fondo ha un valore di stima di fr. 181 000.– (doc. H), seppure sia gravato da ipoteche per fr. 43 100.–. Per contro, non consta avere valore di rilievo la comproprietà (un mezzo) di due terreni agricoli a Z. Il marito ha esposto poi attivi aziendali per fr. 60 949.–, tant’è che nella convenzione sugli effetti del divorzio i coniugi hanno previsto: «Ogni coniuge rimane proprietario dei propri conti bancari, il cui saldo si equivale». Il che è spiegabile se si considera che la moglie ha dichiarato di possedere «titoli e capitali» per fr. 65 164.–, mentre il marito ha dichiarato sostanza mobiliare per appena fr. 123.–.

b)  Allorché il marito avrà raggiunto l’età pensionabile, il 29 settembre 2028, le polizze citate dianzi garantiranno un capitale di fr. 179 404.– complessivi per quanto riguarda le due previdenze vincolate 3a e un capitale di fr. 41 313.– per quel che sarà della previdenza libera 3b, onde un totale di fr. 220 717.–. Riguardo al tenore di vita dell’interessato, all’udienza del 9 giugno 2020 dinanzi al primo giudice costui ha dichiarato un reddito di fr. 4750.– netti mensili per rapporto a un fabbisogno minimo («allargato», del diritto civile) di fr. 3078.80 mensili. Nulla induce a supporre di conseguenza che con il margine disponibile egli non sia in grado di continuare a versare i premi assicurativi fino al raggiungimento dell’età pensionabile, finanziando le prestazioni garantite delle tre polizze. Al pensionamento inoltre egli potrà ancora contare sulla comproprietà della casa di vacanza a Y., mentre per quanto riguarda la ditta non è fuori luogo presumere che, a fronte di attivi aziendali fiscalmente dichiarati per fr. 60 949.–, in caso di cessione egli potrà contare su un provento di circa fr. 50 000.–, come i coniugi affermano nel ricorso.  
[…].

10.  Accertata (per quanto possibile) la situazione in cui verserà il marito all’età del pensionamento dopo avere rinunciato alla mezza prestazione d’uscita acquisita dalla moglie durante il matrimonio, resta da determinare se egli avrà modo di coprire almeno il proprio fabbisogno minimo, evitando di ricorrere a prestazioni assistenziali dell’ente pubblico. Può darsi che dopo il pensionamento egli non sia più in grado di sostenere il livello di vita precedente, ma ciò si deve alla libera scelta di avere rinunciato al conguaglio giusta l’art. 124b cpv. 1 CC. Ora, l’unico dato concreto circa il fabbisogno minimo del marito è quello da lui stesso dichiarato all’udienza del 9 giugno 2020 davanti al Pretore aggiunto, di fr. 3078.80 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione fr. 850.–, spese accessorie fr. 72.–, posteggio fr. 70.–, premio della cassa malati fr. 324.50, assicurazione dell’economia domestica e contro la responsabilità civile fr. 22.–, assicurazione dell’automobile fr. 154.30, imposta di circolazione fr. 24.–, onere fiscale fr. 362.–). Si può ragionevolmente presumere che dopo il pensionamento tale fabbisogno minimo rimanga per l’essenziale invariato. Quanto alle entrate, l’interessato percepirà la rendita AVS di fr. 1931.– mensili. Disporrà inoltre di capitali per complessivi fr. 220 717.–, cui si aggiungeranno circa fr. 50 000.– non appena avrà venduto l’azienda che lui stesso dichiara di voler cedere dopo il pensionamento. Se si pensa che l’aspettativa di vita di un uomo nato nel 1963 è di una trentina d’anni (Stauffer/Schätzle/Weber, Tables et programmes de capitalisation, vol. I, 7a edizione, pag. 384, tavola Z3), ossia in concreto di circa 22 anni dopo l’età del pensionamento, dal 2028 in poi egli potrà prelevare da quel capitale almeno fr. 1025.– mensili che gli garantiranno una disponibilità complessiva di poco inferiore ai fr. 3000.– mensili. È vero che per sopperire al fabbisogno minimo gli mancheranno circa fr. 120.– mensili. È altrettanto vero però che durante il pensionamento egli potrà mettere a frutto il capitale e, con cauti investimenti, rimediare all’ammanco. Senza dimenticare che, per ogni evenienza, egli potrà contare ancora sulla comproprietà della casa di vacanza a Y. Se ne conclude che, nel complesso, la previdenza per la vecchiaia e per l’invalidità di cui disporrà il marito dopo il pensionamento può ritenersi «adeguata». La clausola della convenzione sugli effetti del divorzio in cui i coniugi dichiarano di rinunciare al conguaglio della previdenza professionale può di conseguenza essere omologata.

divorzio.ch

Il presente sito ha quale scopo quello di informare l'utente sulle questioni principali inerenti la procedura di separazione e di divorzio in Svizzera.

Il sito non è rivolto in modo esclusivo a giuristi, ma anche a chi desidera informazioni sulle procedure e conseguenze di una separazione o un divorzio. Sono inoltre pubblicati indirizzi ai quali rivolgersi in caso di problemi coniugali.
© 1999-2024 avv. Alberto F. Forni - Switzerland
Codewayz WEBSITE