39c Art. 170 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2006, III. Diritto di famiglia


Edizione di documenti da terzi

La banca può solo difendere i suoi propri interessi giuridicamente protetti, eventualmente rappresentare gli interessi di clienti a lei sola noti, ma non tutelare gli interessi della parte in causa, sostituendosi alla diligenza di quest'ultima.
I CCA 28.11.2005 N. 11.2005.144 (ricorso per riforma dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.16/2006 del 27 febbraio 2006, ricorso di diritto pubblico dichiarato inammissibile con sentenza 5P.20/2006 del 15 maggio 2006)



4. Preso atto che la convenuta non resiste all’edizione e che al fine di fissare i contributi di mantenimento per la famiglia occorre accertare nella fattispecie i redditi delle parti, il Pretore supplente ha ritenuto legittima l’istanza del marito come domanda di informazione giusta l’art. 170 CC. L’appellante obietta che l’istanza in esame non adempie i requisiti dell’art. 206 segg. CPC perché è troppo generica, imprecisa, volta a ottenere informazioni e generalità su conti che non appartengono alla moglie, oltre che vaga sul genere di documentazione richiesta in merito a conti di cui tutto si ignora. All’istante essa rimprovera poi di non avere indicato quale rilevanza avrebbe l’edizione per accertare i redditi della convenuta, di modo che la domanda costituirebbe “una prova esplorativa, di per sé notoriamente inammissibile”. Anche nell’ipotesi di un sequestro – soggiunge l’appellante – il creditore deve rendere verosimile l’esistenza di beni appartenenti al debitore.
a) Secondo costante giurisprudenza il terzo cui una parte chiede di produrre documenti nell’ambito di una causa civile (art. 211 cpv. 1 CPC) non può contestare i requisiti dell’edizione, sostituendosi in ciò alla controparte (COCCHI/ TREZZINI, CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 4 e 6 ad art. 211; I CCA, sentenza inc. 11.1999.15 dell’8 febbraio 1999, consid. 3; II CCA, sentenza inc. 12.2004.142 del 22 agosto 2005, consid. 6). Il terzo non può, dunque, opporsi all’edizione se la controparte vi ha consentito (COCCHI/TREZZINI, op. cit., n. 5 ad art. 211 CPC). Egli può solo difendere i suoi interessi giuridicamente protetti, invocando – ad esempio – la prescrizione dell’art. 962 CO, la violazione della propria sfera privata o della propria personalità, il rischio di esporsi a una pretesa di risarcimento o di incorrere in sanzioni per la divulgazione di documenti. Se è un istituto di credito, il terzo può valersi anche – a certe premesse – del segreto bancario tutelato dall’art. 47 LBCR (COCCHI/ TREZZINI, op. cit., n. 7 e 8 ad art. 211; appendice 2000/2004, n. 12 e 13 ad art. 211 CPC; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2005.140 del 28 ottobre 2005) e far valere l’opposizione di persone a lui solo note, i cui interessi possono essere toccati dall’edizione (si pensi a titolari di conti, di cui solo la banca conosce l’identità: COCCHI/TREZZINI, appendice 2000/2004, pag. 303 nota 392). Esso non può invece – si ribadisce – sostituirsi alla parte convenuta, opponendosi in sua vece all’edizione.
b) Nella misura in cui eccepisce la mancanza dei requisiti previsti dagli art. 206 segg. CPC, l’appellante allega di conseguenza – dopo quanto si è ricordato – una censura già di primo acchito irricevibile, la banca non essendo abilitata a sostituirsi alla convenuta. Si aggiunga per abbondanza, circa il lamentato carattere “esplorativo” dell’edizione, che una domanda di informazione tra coniugi ha per sua indole una certa natura indagatoria (a tale riguardo il diritto federale prevale sugli art. 206 segg. CPC), giacché l’art. 170 CC non impone al coniuge richiedente di specificare il nome di persone fisiche o giuridiche cui l’altro coniuge possa avere intestato relazioni bancarie (Rep. 1999 pag. 142). Basta che di tali persone l’istante renda verosimile l’esistenza. Nulla muta quindi che il 1° giugno 2005 l’Obergericht di Zurigo abbia negato a una moglie il diritto di informazione sul conto intestato a una società per non avere, essa, reso verosimile l’esistenza di beni su quel conto facenti capo al marito (appello, pag. 6 lett. d). In concreto la domanda di edizione riguarda solo la succursale Banca A. e la moglie non nega di detenere conti presso tale istituto. Che, poi, per ottenere un sequestro il creditore debba rendere verosimile l’esistenza di beni appartenenti al debitore è esatto (art. 272 cpv. 2 n. 3 LEF), ma un conto è impedire sequestri generici e investigativi (DTF 130 III 579 e 126 III 97 consid. 4a), un altro è impedire a un coniuge di ricevere informazioni sulla situazione finanziaria dell’altro. Anche al proposito l’argomentazione dell’appellante denota tutta la sua inconsistenza.
5. L’appellante invoca per vero anche il segreto bancario, sostenendo che l’ordine di produrre la documentazione di tutte le relazioni intestate ai figli, rispettivamente di tutte le relazioni di cui la moglie o i figli sono “aventi diritto economico” viola l’art. 47 LBCR. Essa fonda la tesi, anzitutto, sull’asserto che i figli vanno considerati alla stregua di “terzi” perché sono della sola moglie. Tale affermazione non merita nemmeno di essere esaminata, i figli delle parti essendo nati tutti nel matrimonio. La seconda tesi, legata alla figura dell'”avente diritto economico”, non ha miglior fondamento. Questa Camera ha già avuto modo di spiegare diffusamente all’appellante quale sia lo statuto di tale figura giuridica (sentenza inc. 11.1999.15 dell’8 febbraio 1999, consid. 6 in: Rep. 1999 pag. 140). Non deve dunque ripetersi in questa sede, tanto meno ove si consideri che – ora come allora – non si tratta di risalire al proprietario economico di beni intestati a terzi, né di scoprire l’identità di chicchessia. Si tratta di sapere quali beni facciano capo alla moglie o ai figli e quale sia l’entità di tali beni.
Certo, secondo LOMBARDINI un “avente diritto economico” non ha diritto di ottenere informazioni dalla banca, sicché il suo coniuge non può beneficiare di una posizione migliore solo grazie all’art. 170 CC (Droit bancarie suisse, Zurigo 2002, pag. 635 n. 18; Nuova rivista di diritto commerciale e processuale 2004 pag. 522). Lo stesso autore riconosce però che la giurisprudenza di questa Camera segue un altro indirizzo. E da tale orientamento non v’è ragione di scostarsi, il diritto d’informazione dell’art. 170 CC fondandosi non su un rapporto contrattuale, bensì direttamente sulla legge (SJ 118/1996 pag. 121; HAUSHEER/ REUSSER/GEISER in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 14, 24 e 26 ad art. 170 CC; STANISLAS, Ayant droit économique et droit civil: le devoir de renseignements de la banque, in: SJ 121/1999 II 435). Si rammenti infine che, al momento in cui è chiamata a formulare osservazioni sull’istanza di edizione, la banca può senz’altro chiedere al giudice di essere abilitata a togliere dai documenti i nomi di persone fisiche o giuridiche estranee alla causa o di essere autorizzata a selezionare determinate informazioni o di essere ammessa a produrre i documenti in estratto. Al momento di ricevere i documenti, inoltre, il giudice può ancora – d’ufficio – togliere i nomi di persone fisiche o giuridiche estranee alla causa, selezionare determinate informazioni o acquisire i documenti in estratto (HAUSHEER/REUSSER/GEISER, op. cit., n. 24 ad art. 170 CC; AEPLI, Zur Auskunftspflicht der Bank nach Art. 170 Abs. 2 ZGB in: Festschrift Bernhard Schnyder, Friburgo 1995, pag. 8). Tale “doppio filtro” permette di contemperare adeguatamente gli interessi del coniuge istante, gli interessi del coniuge convenuto, gli interessi di persone estranee alla lite e – per quanto riguarda l’istituto di credito – il segreto bancario (STANISLAS, op. cit., pag. 436 con riferimenti). Nella fattispecie l’appellante non asserisce che il Pretore supplente le abbia negato a torto una richiesta nel senso sopra descritto, né che il giudice intenda versare agli atti la documentazione senza esercitare alcun controllo. Una volta ancora l’appello cade quindi nel vuoto.

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907

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