40c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2006, III. Diritto di famiglia


Reddito di un coniuge che durante il matrimonio intraprende un corso di formazione

In costanza di matrimonio un coniuge non può ridurre unilateralmente i suoi redditi senza valida giustificazione. Nel caso in cui la famiglia si trovi in difficoltà finanziarie e il marito non sia in grado di rimediare a tale situazione in termini ragionevoli, nulla osta però a che la moglie intraprenda un corso di formazione professionale, anche se il guadagno di lei subisce una temporanea flessione, sempre che il corso sia di durata ragionevole e consenta poi alla moglie di migliorare verosimilmente le proprie entrate.
I CCA 21.12.2005 N. 11.2003.125


5. L’appellante fa valere anzitutto che dal 1° settembre 2003 la moglie ha ridotto volontariamente le proprie entrate, poiché da quando ha cominciato il corso di formazione come assistente di cura essa lavora sì all’80% (e non più al 50%), ma guadagna meno di prima. E intraprendere un simile tirocinio nella disagiata situazione economica in cui versa la famiglia non si giustificava. Egli chiede così che all’istante sia imputato un reddito ipotetico di fr. 3000.- netti mensili, pari a quanto la moglie avrebbe potuto guadagnare lavorando all’80% come aiuto domiciliare. Ciò non lascerebbe spazio a contributi di mantenimento per lei. L’interessata obietta, nelle osservazioni all’appello, che la nuova formazione le premetterà di conseguire un reddito più elevato e la riqualificherà professionalmente, facendole acquisire a breve termine l’indipendenza economica. Essa allega inoltre che il suo lavoro come aiuto domiciliare era precario e che le era ormai stata prospettata una riduzione del grado d’occupazione. Ora, sulla capacità lucrativa dell’istante il Pretore ha trascurato ogni accertamento. La questione va ripresa così dall’inizio.
a) In materia di contributi alimentari il giudice non è tenuto a fondarsi sul reddito effettivamente conseguito da una parte. Se quest’ultima ha la possibilità di guadagnare di più dando prova di ragionevole impegno, fa stato il reddito ipotetico (DTF 128 III 5 consid. 4a con rinvii, 65 consid. 4). Il computo di entrate virtuali si giustifica, in specie, ove il debitore riduca unilateralmente i suoi introiti senza valida giustificazione (SUTTER/FREIBURGHAUS, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 47 e 48 ad art. 125 CC). Le entrate potenziali devono essere però alla concreta portata dell’interessato, considerata l’età di lui, la formazione professionale e lo stato di salute, oltre che la situazione sul mercato del lavoro (DTF 130 III 542 consid. 3.2 con rinvii). La fissazione di un reddito ipotetico non ha, infatti, carattere di penalità (DTF 128 III 6 prima frase). Contrariamente a quanto asserisce l’appellante, poi, il criterio del reddito ipotetico non vale unicamente per il debitore di contributi alimentari, ma anche per il creditore (cfr. DTF 128 III 65, 130 III 540 consid. 3).
b) Nella fattispecie l’istante ha lavorato come aiuto domiciliare al 50%, durante la vita in comune, fino all’agosto 2003, ricevendo uno stipendio di fr. 1784.35 netti mensili, più le indennità di trasferta rimborsate in base ai chilometri percorsi. Dal 1° settembre 2003 essa è impiegata all’80% in una Casa per anziani, dove segue una formazione quale assistente di cura. Il suo guadagno mensile è diminuito tuttavia a fr. 1326.- lordi, cui si aggiunge un’indennità fissa di fr. 300.- mensili per le trasferte, il che dà circa fr. 1580.- netti complessivi, inclusa la quota di tredicesima. Non risulta che il marito abbia approvato tale cambiamento di professione. Sta di fatto però che le parti vivono separate dal settembre 2002 e che nulla rende verosimile un loro riavvicinamento. Se è vero quindi che in costanza di matrimonio un coniuge non può – come detto – ridurre unilateralmente i suoi introiti senza valida giustificazione, è altrettanto vero che egli non deve necessariamente attendere la causa di divorzio per crearsi una propria indipendenza economica e affrancarsi per quanto possibile dall’altro, come del resto gli imporrà l’art. 125 cpv. 1 CC dopo lo scioglimento del matrimonio.
c) Che con un guadagno di fr. 1784.35 mensili l’istante non potesse sostentarsi, pur considerando le indennità di trasferta (destinate unicamente a coprire le spese), è evidente (sotto, consid. 6). Il convenuto afferma che, aumentando all’80% l’attività di aiuto domiciliare, l’interessata avrebbe potuto guadagnare almeno fr. 3000.- mensili. Nulla rende verosimile tuttavia che X. o che altre organizzazioni regionali offrissero concretamente un posto del genere. La professione di assistente di cure apre invece concrete prospettive d’impiego e di guadagno, non è eccessivamente lunga (il corso frequentato dall’istante dura un anno) ed è in linea con l’esperienza professionale maturata dalla moglie. Certo, la situazione finanziaria della famiglia è precaria per i notevoli arretrati fiscali e altri debiti (IVA, contributi AVS ecc.) correlati all’attività in proprio svolta dal marito. Nemmeno quest’ultimo pretende ad ogni buon conto che, ove la moglie avesse rinviato di qualche tempo la formazione, egli sarebbe riuscito a raddrizzare il bilancio familiare (non potendo invero farlo la moglie). In simili condizioni tanto valeva che l’istante si accingesse a migliorare senza indugio la propria condizione professionale.
d) Ciò premesso, il reddito dell’istante risulta di fr. 1784.- mensili fino all’agosto del 2003 e di fr. 1580.- mensili dopo di allora. In pendenza di appello l’interessata ha verosimilmente concluso la formazione, ma circostanze nuove non possono essere considerate la prima volta in questa sede. Dandosi mutamenti di apprezzabile rilievo e durevolezza, il convenuto può sempre chiedere al Pretore che le misure a protezione dell’unione coniugale siano adattate alla nuova situazione (art. 179 cpv. 1 CC).

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907

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