55c Art. 93 LEF

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2009 (III. Diritto di famiglia)


Minimo di esistenza – disponibilità per l’alloggio e il mantenimento di figli di cui il debitore non ha la custodia
Se il debitore, spesso e per un lasso di tempo superiore alla media, alloggia e mantiene presso di sé i figli, di cui non ha la custodia, ben si giustifica che se ne tenga conto nel computo del minimo vitale (nel caso di specie, è stato riconosciuto ragionevole un importo di fr. 350.– mensili) (consid. 7).   
Nel valutare se il canone di locazione corrisposto dall’escusso sia conforme all’uso locale per un alloggio del quale si possa pretendere che egli si accontenti nelle circostanze concrete occorre prendere in considerazione la sua necessità di poter avere a disposizione uno spazio adeguato anche a poter accogliere i figli di primo matrimonio nei periodi in cui questi si trovano presso di lui (consid. 10.4).
CEF 29.1.2009 N. 15.2008.95


7.  Se il debitore, spesso e per un lasso di tempo superiore alla media, alloggia e mantiene presso di sé i figli, di cui non ha la custodia, ben si giustifica che se ne tenga conto nel computo del minimo vitale (BLSCHK 2001, 174 seg.; GUIDICELLI/PICCIRILLI, Il pignoramento di redditi ex art. 93 LEF nella pratica ticinese, Lugano 2002, n. 123). Nel caso di specie tale presupposto si realizza: infatti, trascorrendo i tre figli avuti dal primo matrimonio con P. un fine settimana ogni due settimane, tre settimane di vacanza durante le ferie estive, una settimana di vacanza durante il periodo natalizio, una settimana alternativamente a Carnevale o a Pasqua, una sera infrasettimanale da dopo la scuola a dopo cena, essi stanno con lui ben oltre il periodo di tempo che in genere viene stabilito nell’ambito della regolamentazione del diritto alle relazioni personali tra i figli e i genitori non affidatari a seguito di divorzio. Per questo motivo si giustifica conteggiare nel minimo vitale di P. il ragionevole importo di fr. 350.– mensili quale costo causato all’escusso dall’esercizio del diritto di visita sui figli affidati alla madre.

8.  L’Ufficio ha riconosciuto a P. fr. 240.– per non meglio precisate spese diverse da lui sostenute in relazione ai quattro figli. Siffatto importo non può essere calcolato nel minimo di esistenza dell’escusso ritenuto che non ne è stata dimostrata la necessità e neppure l’effettiva esistenza.

9.  È principio giurisprudenziale e dottrinale indiscusso che le spese fisse e correnti connesse all’uso di un’automobile rientrano nel minimo di esistenza del debitore solo se il veicolo viene dichiarato impignorabile in virtù dell’art. 92 n. 3 LEF, ossia se il veicolo è necessario al debitore per l’esercizio della sua professione (cfr. DTF 117 III 22, 104 III 73, 97 III 52; AMONN/WALTHER, op. cit., n. 27 ad § 23; FRITZSCHE/WALDER, Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, vol. I, Zurigo 1984, § 24 n. 60; GUIDICELLI/PICCIRILLI, op. cit., n. 171 e segg.).
Nel caso di specie l’Ufficio ha riconosciuto l’importo mensile di fr. 700.– per spese di trasferta dell’escusso e della convivente.
La convivente dell’escusso lavora come assistente di cure presso la casa di riposo di C. P. ha dichiarato che a seguito dei turni che deve svolgere, essa effettua il tragitto casa-lavoro anche due volte al giorno. Nel modulo 4, riguardante le spese professionali della contribuente per il 2007, la convivente ha dichiarato di effettuare il tragitto casa lavoro una volta al giorno per 130 giorni e due volte al giorno per i rimanenti 90 giorni lavorativi annuali, percorrendo complessivamente 13 640 chilometri. La circostanza che la convivente dell’escusso effettua turni di varia natura risulta pure documentata dalla dichiarazione 12 febbraio 2008 del Direttore del Centro O. di C., dalla quale emerge che nell’organico in cui la stessa è inserita vengono effettuati 9 tipi di turni giornalieri diversi, parte dei quali spezzati, e che tra due turni di lavoro nell’arco del medesimo giorno intercorrono anche 5 ore di pausa. A fronte di queste dichiarazioni, della circostanza che le deduzioni richieste sono state interamente accettate anche dall’Ufficio di tassazione e dell’attività professionale svolta dalla convivente, può essere ragionevolmente ritenuto che ella necessita del veicolo privato per l’esercizio della sua professione. Considerata una percorrenza mensile media di circa 1137 chilometri, per le trasferte vanno conteggiati, ad un costo unitario di fr. 0.50 al chilometro, fr. 569.– mensili. Un costo unitario superiore di fr. 0.65 al chilometro, come in sede fiscale, non può essere infatti riconosciuto in sede esecutiva (GUIDICELLI/PICCIRILLI, op. cit., n. 185).
P. abita a Lugano e utilizza i mezzi pubblici per recarsi al lavoro a Mendrisio. Per questo motivo quali sue spese di trasferta deve essere riconosciuto il costo dell’abbonamento «Arcobaleno» di fr. 1071.– all’anno, pari a fr. 90.– mensili.

10.1.  Per il calcolo del minimo di esistenza va considerato il minimo di esistenza concreto ed oggettivo del debitore e della sua famiglia, non quello confacente al loro ceto e tenore di vita abituale. Solo in questo modo è infatti possibile tenere conto sia degli interessi del debitore che del creditore (DTF 119 III 71 consid. 3b e rif. ivi).
P. ha asseverato di pagare complessivi fr. 2130.– per la pigione, per l’affitto di un parcheggio e per l’acconto delle spese accessorie. Oltre a ciò egli ha dichiarato di pagare quale conguaglio delle spese accessorie fr. 544.54 all’anno, pari a fr. 45.37 mensili.
Dal contratto di locazione per l’appartamento, dal modulo ufficiale del Dipartimento delle istituzioni per la notifica di aumenti di pigione, dal contratto di locazione per il parcheggio di veicoli e dal bollettino di versamento per il conguaglio delle spese accessorie, tutti documenti prodotti dall’escusso, è emerso che quanto asserito da P. riguardo al canone dell’abitazione da lui locata unitamente alla compagna corrisponde effettivamente al vero.

10.2.  Il principio secondo il quale il debitore pignorato deve limitare il suo tenore di vita e vivere con il minimo di esistenza calcolato vale anche per le spese dell’alloggio (DTF 129 III 526 segg.).

10.3.  Nel determinare il minimo vitale va considerato il canone locatizio conforme all’uso locale per un alloggio del quale si possa pretendere che l’escusso si accontenti nelle circostanze concrete, ritenuto l’imperativo categorico di ridurre al minimo le spese per un’abitazione adeguata alle sue necessità e possibilità. L’importo del canone va messo in relazione con il reddito dell’escusso (DTF 104 III 38–41, 87 III 102 e 57 III 207; CEF 10 novembre 2000 in re A. G. consid. 4.6 con riferimenti; Tabella CEF 1.1.2001 per il calcolo del minimo d’esi-stenza, n. II. 1, FUCT 2/2001 pag. 74 segg.).   
Il debitore non può essere costretto dalle autorità di esecuzione ad occupare un alloggio corrispondente ai suoi mezzi finanziari: tuttavia il canone deve essere ridotto ad una misura normale se l’escusso utilizza un’abitazione costosa solo per sua eccessiva comodità (DTF 114 III 12 consid. 2 e 4; CEF 10 novembre 2000 in re A. G. consid. 4.6). La decurtazione del quantum può però di regola essere operante solo nel rispetto dei termini contrattuali (DTF 119 III 73; AMONN/WALTHER, op. cit., n. 64 ad § 23; VON DER MÜHLL, Basler Kommentar zum SchKG, Vol. II, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 26 ad art. 93; Tabella CEF 1.1.2001 per il calcolo del minimo d’esistenza, n. II. 1.1, FUCT 2/2001 pag. 74 segg.), salvo che questi siano eccessivamente lunghi (DTF 129 III 526 segg.). Infatti in presenza di un contratto di locazione che non può essere rescisso per molti anni, attendere il prossimo termine ordinario di disdetta per procedere a una computazione ridotta delle spese d’alloggio eccessive, è incompatibile con l’onere del debitore di ridurre al minimo le spese per l’abitazione (DTF 129 III 526, 527). In siffatte circostanze il Tribunale federale ha reputato adeguata l’assegnazione da parte dell’Ufficio di un termine di circa sei mesi all’escusso per ridurre le proprie spese di locazione (DTF 129 III 528). Se il debitore vive in casa propria in luogo del canone di locazione si terrà conto degli interessi ipotecari. (cfr. Tabella dei minimi di esistenza, punto II. 1.2).

10.4.  In concreto, seppure il canone di locazione corrisposto dall’escusso possa eccedere in una certa qual misura un canone adeguato nella regione di Lugano per un appartamento ad uso di tre persone, occorre mettere in relazione tale importo sia con gli introiti mensili di P. e della sua compagna (che, considerando anche l’importo versato dal datore di lavoro dell’escusso direttamente all’ex moglie assomma a fr. 11 880.–) sia, e soprattutto, alla necessità per l’escusso di poter avere a disposizione uno spazio adeguato anche a poter accogliere i tre figli di primo matrimonio nei frequenti periodi in cui questi si trovano presso di lui e concludere che il canone di locazione non può essere considerato eccessivo. L’escusso ha inoltre documentato di dover pagare quale conguaglio delle spese accessorie fr. 544.54 all’anno, pari a fr. 45.37 mensili, che devono essere riconosciuti nella determinazione del suo minimo vitale.

11.  Il debitore che è costretto, per motivi di lavoro, a prendere i pasti fuori dell’economia domestica ha diritto a un supplemento di fr. 11.– per ogni pasto principale (cfr. Tabella, punto 2.4b).       
P. lavora a Mendrisio e abitando a Lugano non rientra al domicilio durante il mezzogiorno. Di conseguenza è costretto a consumare tale pasto fuori dall’economia domestica. L’importo mensile di fr. 240.– deve essere riconosciuto conformemente al punto 2.4b della Tabella.       
Come visto in precedenza la convivente lavora a C. e per 130 giorni all’anno non rientra al domicilio, a causa dei turni effettuati, per preparasi e consumare uno dei due pasti giornalieri, che deve essere preso fuori dall’economia domestica. L’importo di fr. 1430.– annuali (fr. 11.– x 130 giorni), pari a fr. 120.– mensili, deve pertanto esserle riconosciuto.

12.  P. e la compagna lavorano a tempo pieno. Per questo motivo, nel calcolo del loro minimo vitale, devono essere incluse, come correttamente fatto dall’Ufficio, le spese per l’asilo nido frequentato dal figlio comune A., nato nel 2007, di fr. 840.– mensili.

13.  La creditrice ha chiesto i giustificativi dei costi riconosciuti per la cassa malati. Con le osservazioni al ricorso P. ha prodotto le relative polizze assicurative, dalle quali emerge che i costi sostenuti per l’assicurazione malattia da lui, dalla convivente e dal figlio A. assommano a complessivi fr. 955.– mensili in luogo dei fr. 963.80 accertati dall’Ufficio.

14.  Il reddito determinante del debitore per stabilire gli introiti della famiglia non è di fr. 3190.–, come accertato dall’Ufficio, ma di fr. 7880.– . Questo perché l’importo di fr. 4690.–, versato dal datore di lavoro direttamente alla moglie per gli alimenti a lei dovuti, deve essere considerato reddito dell’escusso esattamente come nel caso in cui fosse lo stesso debitore ad effettuare il bonifico a favore dell’ex consorte. Questa somma viene poi essere considerata quale spesa nella determinazione del minimo vitale del debitore. Per questi motivi, sulla base delle considerazioni espresse precedentemente, il calcolo del minimo di esistenza di P. si presenta come segue:

Introiti      
debitore fr.  7’880.-  66%
coniuge fr.  4’000.-  34%
totale mensile fr.  11’880.-  100%
Minimo d’esistenza fr.  1’550.-  
Figli minorenni fr.  250.-  
Visita figli fr.  350.-  
Alimenti fr.  4’960.-  
Locazione fr.  2’131.-  
Conguaglio spese accessorie fr.  45.-  
Asilo nido fr.  840.-  
Cassa malati fr.  955.-  
Trasferte convivente fr.  569.-  
Trasferte debitore fr.  90.-  
Pasti fuori domicilio debitore fr.  240.-  
Pasti fuori domicilio creditore fr.  120.-  
Totale deduzioni fr.  11’830.-  100%
  fr.  7’808.-  66%
       
       

Ne consegue che è pertanto pignorata la quota del reddito di P. eccedente il suo minimo di esistenza determinato in fr. 7808.–. Ritenuto che di questo importo fr. 4690.– vengono versati all’ex moglie direttamente dal datore di lavoro del debitore, in concreto si deve pignorare la quota del reddito di P. a lui direttamente versato e eccedente l’importo di fr. 3118.–. Considerato che oggetto del pignoramento è ogni provento del lavoro (art. 93 cpv. 1 LEF) e che quindi anche la tredicesima, se percepita, fa parte del salario e va anch’essa presa in considerazione nel calcolo di un’eccedenza pignorabile, nel pignoramento della quota eccedente fr. 3118.– è compresa anche tredicesima mensilità.
In linea di principio la ripartizione a favore dei creditori dovrebbe avvenire unicamente al termine del pignoramento o con il ritiro delle esecuzioni. È tuttavia possibile effettuare dei pagamenti parziali ex art. 144 cpv. 2 LEF a favore dei creditori procedenti, soprattutto se ciò si impone per il genere del credito posto in esecuzione (VON DER MÜHLL, op. cit., n. 64 seg.  ad art. 93). Nel caso di specie del salario di fr. 3190.– che il datore di lavoro versa a P., fr. 3118.– mensili devono essere lasciati a sua disposizione mentre l’eccedenza di fr. 72.– oltre alla tredicesima mensilità sono pignorate. Ne consegue che se l’importo trattenuto di fr. 72.– mensili e la tredicesima mensilità venissero immediatamente versati alla creditrice, nel caso in cui durante il pignoramento del salario P. dovesse far fronte a delle spese riconosciute nella determinazione del minimo vitale, l’Uffi¬cio non potrebbe permetterglielo, non avendo più a disposizione i fondi necessari. Ne consegue che, trattenendo quanto pignorato sino al termine del periodo di pignoramento, l’Ufficio si è in concreto correttamente determinato.

LEF
1889      RS 281.1
Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento,
dell’11 aprile 1889

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