N. 49c Art. 93 LEF

Pubblicazione: RTiD II 2018


Minimo di esistenza – spese locative relative all’abitazione comune di un debitore che vive in concubinato Qualora i concubini non abbiano figli in comune, tali spese devono essere di regola ripartite a metà tra i concubini. Quando però i redditi del convivente dell’escusso sono insufficienti a coprire la propria parte alle spese comuni, la quota dell’escusso deve essere aumentata di conseguenza, ma non oltre l’importo delle spese che sarebbero sue se vivesse da solo. Questi principi valgono mutatis mutandis quando il debitore che convive ha figli a carico nati fuori dall’unione con il convivente, e questi vivono nella stessa economia domestica dei concubini (consid. 3.2). CEF 28.2.2018 N. 15.2017.94


3.1.  Qualora il debitore escusso viva in concubinato e abbia con il convivente un figlio in comune, egli viene allora equiparato, ai fini della determinazione del suo minimo vitale, al debitore coniugato (DTF 130 III 767, 106 III 17 consid. 3/d; sentenza della CEF 15.2017.43 del 27 luglio 2017 consid. 3.1 con rinvii). Ne segue in particolare che il canone di locazione dell’alloggio della famiglia è computato nel minimo esistenziale comune. Nel caso di specie non è dato di sapere se il figlio F., nato il 2 giugno 2011, che convive con l’escusso e la convivente sia figlio comune oppure sia figlio solo di lui. Non è però necessario appurare tale circostanza, perché anche nella seconda ipotesi la decisione dell’UE andrebbe confermata.

3.2.  In effetti, sebbene le spese locative relative all’abitazione comune di un debitore che vive in concubinato, qualora i concubini non abbiano figli in comune, debbano essere di regola ripartite a metà tra i concubini (DTF 109 III 101 consid. 2; Vonder Mühll, in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 26 ad art. 93 LEF), ciò è ammissibile soltanto nella misura in cui il convivente sia in grado di far fronte con i propri redditi all’altra metà delle spese locative. Quando invece i redditi del convivente dell’escusso sono insufficienti a coprire la propria parte alle spese comuni, la quota dell’escusso deve essere aumentata di conseguenza, ma non oltre l’importo delle spese che sarebbero sue se vivesse da solo. Di conseguenza, a dipendenza dei redditi del convivente, le spese di locazione computabili nel minimo di esistenza dell’escusso variano tra la metà del canone locatizio effettivo (purché esso sia conforme all’uso locale riferito a un alloggio per due persone) e l’intero canone, conforme all’uso locale per un alloggio del quale si possa pretendere che un debitore che vive da solo si accontenti in circostanze analoghe a quelle del caso concreto (sentenza della CEF 15.2014.48 del 25 luglio 2014, consid. 4.1). Questi principi valgono mutatis mutandis quando il debitore che convive ha figli a carico nati fuori dall’unione con il convivente, e questi vivono nella stessa economia domestica dei concubini.

3.3.  Orbene, nel caso specifico la convivente dell’escusso non svolge attività lavorativa né consegue redditi e non è pertanto in grado di contribuire al pagamento delle spese di locazione. Inoltre il canone di locazione corrisposto dall’escusso di fr. 860.–, comprensivo delle spese accessorie, non può essere considerato eccessivo per un appartamento ad uso di una famiglia monoparentale composta da padre e figlio in Italia nella fascia di confine con il nostro paese. Il ricorso al riguardo va pertanto disatteso e ciò anche nell’ipotesi in cui F. non fosse anche figlio della convivente dell’escusso.

divorzio.ch

Il presente sito ha quale scopo quello di informare l'utente sulle questioni principali inerenti la procedura di separazione e di divorzio in Svizzera.

Il sito non è rivolto in modo esclusivo a giuristi, ma anche a chi desidera informazioni sulle procedure e conseguenze di una separazione o un divorzio. Sono inoltre pubblicati indirizzi ai quali rivolgersi in caso di problemi coniugali.
© 1999-2022 avv. Alberto F. Forni - Switzerland