N. 4c Art. 122 segg., 286 CC

Pubblicazione: RTiD I-2018


Divorzio – conguaglio della previdenza professionale – contributo di mantenimento per il figlio – genitore licenziatosi Ove sia litigioso il conguaglio della previdenza professionale, determinante per il relativo calcolo in cause pendenti il 1° gennaio 2017 è la data dell’istanza o della petizione di divorzio (consid. 9b9e). Contributo alimentare per il figlio: un genitore non può modificare liberamente le proprie condizioni di vita se ciò influisce sulla sua capacità di far fronte al fabbisogno in denaro del minorenne (consid. 11d). I contributi di mantenimento per un figlio stabiliti in una sentenza di divorzio sono destinati – di regola – a durare, sicché il loro aggiustamento secondo fasce d’età è generalmente ammesso e largamente invalso (consid. 11e). I CCA 28.2.2018 N. 11.2016.36


9.  b)  Il 1° gennaio 2017 è entrata in vigore la modifica del Codice civile svizzero sul conguaglio della previdenza in caso di divorzio, del 19 giugno 2015 (RU 2014 pag. 2313). La novella prevede la suddivisione degli averi pensionistici acquisiti durante il matrimonio quand’anche uno dei coniugi percepisca già una rendita di vecchiaia o di invalidità al momento in cui è promossa azione di divorzio (pur non avendo ancora raggiunto l’età del pensionamento: art. 124 nCC). Inoltre essa dispone il conguaglio delle prestazioni acquisite dalla celebrazione del matrimonio fino al momento in cui è promossa la causa di divorzio (art. 122 nCC) e non più fino al passaggio in giudicato della relativa sentenza. Dal profilo processuale è decisivo così il momento della litispendenza secondo l’art. 62 CPC. «Il fatto che in conseguenza di ciò le prestazioni d’uscita accumulate durante la procedura di divorzio non vengano [più] divise per metà va accettato nella misura in cui serve a trovare una soluzione semplice» (FF 2013 pag. 4170 in alto). Il nuovo diritto è applicabile anche alle cause pendenti al momento della sua entrata in vigore (art. 7d cpv. 2 tit. fin. CC, art. 407b cpv. 1 CPC).

c)  Una corrente di pensiero ritiene invero che nel caso in cui il principio del divorzio sia passato in giudicato anteriormente al 1° gennaio 2017 e davanti alla giurisdizione di appello resti litigiosa unicamente la regolamentazione della previdenza professionale, decisiva per calcolare le rispettive pretese previdenziali rimanga la data del passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (Jungo/Grütter in: FamKomm Scheidung, vol. I, 3a edizione, n. 9 ad art. 7d tit. fin. CC; Tribunale cantonale di Friburgo, I Corte civile, sentenza n. 101 2016 405 del 17 agosto 2017). In concreto lo scioglimento del matrimonio è stato pronunciato il 31 marzo 2016, ma siccome fino al 27 novembre 2017 l’ap­pello del marito non è stato oggetto di notificazione, il principio del divorzio non era passato in giudicato, ove appena si pensi che la moglie avrebbe ancora potuto presentare appello incidentale. Non vi è ragione quindi per non applicare la legge nuova.

d)  Sta di fatto che nel nuovo diritto la questione della data determinante per il calcolo delle prestazioni d’uscita in materia di previdenza professionale non manca di controversie. Geiser (Scheidung und das Recht der beruflichen Vorsorge, Was bringt das neue Recht?, in: AJP/PJA 10/2015 pag. 1386), Schwan­der (Grundsätze des intertemporalen Rechts und ihre Anwendung auf neuere Gesetzesrevisionen, in: AJP/PJA 1/2017 pag. 1586), Grütter (Der neue Vorsorgeausgleich im Überblick, in: FamPra.ch 2017 pag. 130), Jungo/Grütter (in: FamKommentar Scheidung, vol. I, 3a edizione, n. 7 ad art. 7d tit. fin. CC), Oberson/Waelti (Nouvelles règles de partage de la prévoyance: les enjeux du point de vue judiciaire, in: FamPra.ch 2017 pag. 105) e Dolder (Betreuungsunterhalt: Verfahren und Übergang, in: FamPra.ch 2016 pag. 917) propendono, nelle cause di divorzio pendenti, per un riparto delle prestazioni d’uscita calcolato non anteriormente al 1° gennaio 2017 in virtù del principio dell’irretro­attività delle leggi. A mente loro l’applicazione del nuovo diritto a cause di divorzio in corso da molto tempo condurrebbe a risultati non voluti dal legislatore e contrari al principio dell’affidamento. Tale opinione è approvata dall’Oberge­richt del Canton Zurigo (sentenza LC160041-O/U del 23 giugno 2017) e dal Tribunale cantonale vodese (sentenza HC/2017/1119 del 10 gennaio 2018).

Fankhauser non condivide la tesi che precede, rilevando – in sintesi – che l’art. 7d cpv. 2 tit. fin. CC è chiaro e conforme alla volontà del legislatore, sia perché la questione della retroattività non è stata trascurata durante i dibattiti parlamentari, sia perché la norma transitoria è identica a quella promulgata in concomitanza con l’introduzione del nuovo diritto del divorzio. E in quel contesto il diritto al riparto della previdenza professionale è stato applicato sin dal­l’avvio delle cause anche ai processi pendenti. L’autore ricorda inoltre che il matrimonio si traduce in un rapporto giuridico duraturo, sicché in contingenze del genere non può parlarsi di retroattività propria, mentre il principio dell’affi­damento va bilanciato tenendo conto delle aspettative che possono avere entrambi i coniugi, e non solo il coniuge che risulta svantaggiato dall’applicazione della legge nuova. Per di più, la data del 1° gennaio 2017 costituirebbe una decorrenza teorica, che non è quella dell’inizio del processo né quella dell’ema­nazione della sentenza (Ein Dritter Stichtag zwischen altem und neuem Vorsorgeausgleich in: FamPra.ch 2017 pag. 158 segg.). Tale opinione di dottrina è stata seguita dal Tribunale cantonale lucernese (sentenza 3B 17 31 del 6 dicembre 2017 in: LGVE 2017 II n. 9) e, implicitamente, da questa Camera nella sentenza inc. 11.2015.92 del 22 settembre 2017, consid. 6d.

e)  Nel caso specifico conviene attenersi a quest’ultimo indirizzo. È possibile che nell’ipotesi di lunghi processi l’applicazione del nuovo diritto possa apparire insoddisfacente, ma ciò vale per tutte le questioni di diritto transitorio. L’art. 7d cpv. 2 tit. fin. CC è chiaro e dispone univocamente che la legge nuova vale per tutte le cause di divorzio pendenti dinanzi a un’autorità cantonale. Non prevede distinzioni. Introdurre una terza data determinante per la suddivisione degli averi pensionistici si tradurrebbe in una creazione legislativa nel senso del­l’art. 1 cpv. 2 CC, tanto meno giustificata ove si consideri che – come rammenta l’autore citato dianzi – l’art. 7d cpv. 2 tit. fin. CC rispecchia i principi adottati dal legislatore al momento di varare il nuovo diritto del divorzio, del 26 giugno 1998 (art. 7a segg. tit. fin. CC). Nessuno ha preteso allora che alle cause di divorzio pendenti le nuove norme sul riparto delle prestazioni previdenziali valessero solo dal 1° gennaio 2000. Anche perché l’applicazione della legge nuova ai matrimoni esistenti connota tutt’al più un caso di retroattività impropria (applicazione della legge nuova a situazioni che hanno avuto origine sotto la pregressa normativa, ma che perdurano ancora dopo la modifica della medesima), non suscettibile di ledere diritti acquisiti.

Si dà atto che un coniuge poteva contare, nelle cause di divorzio promosse anteriormente al 1° gennaio 2017, sul fatto che le prestazioni d’uscita dalla previdenza professionale sarebbero state suddivise allo scioglimento del matrimonio. Si deve anche dare atto però che – come fa notare Fankhauser – pure l’altro coniuge deve poter contare a un certo punto sulla previsione che, in un processo di lunga durata, la situazione al momento del divorzio sia giudicata sulla base della legge applicabile a quel momento. Poco giova il parallelismo con le analoghe disposizioni transitorie sul nuovo diritto del mantenimento (art. 13cbis cpv. 1 tit. fin. CC). Un’applicazione di norme sul mantenimento a situazioni precedenti la loro entrata in vigore non è infatti prospettabile, non potendosi tornare a vivere nel passato (in peritum non vivitur). Ne segue che, nel complesso, tutto induce ad applicare in concreto il diritto nuovo, ovvero a determinare la suddivisone delle prestazioni previdenziali sulla scorta della situazione del giorno in cui l’azione di divorzio è stata promossa, il 30 giugno 2011.

11.  d)  […] Trattandosi di contributi alimentari per minorenni, un genitore non può modificare liberamente le proprie condizioni di vita se ciò influisce sulla capacità di far fronte al fabbisogno in denaro dei ragazzi (DTF 137 III 121 consid. 3.1; sentenza del Tribunale federale 5A_280/2016 del 18 novembre 2016, consid. 4.4.1; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2015.7 del 22 dicembre 2016, consid. 7). In concreto nulla è dato di sapere sugli sforzi intrapresi dal padre dopo essersi licenziato per ricuperare le proprie risorse personali e mettere a frutto le sue esperienze. Non si trascura che egli è ultracinquantenne e che ciò non avrebbe agevolato una possibile integrazione quale dipendente nel mondo del­l’impiego, tanto meno in altri comparti professionali (I CCA, sentenza inc. 11.2015.3 del 27 febbraio 2017, consid. 6b con rinvii), né si scorda che egli è cardiopatico, inabile al lavoro al 50%. Non consta tuttavia che rispetto a quando egli era alle dipendenze della X. SA il suo stato di salute sia peggiorato al punto da impedirgli di svolgere un’attività lucrativa parziale. Per il resto, nulla dimostra che l’apertura di una scuola guida necessitasse dell’appartamento a Y., non destinato a ospitare attività commerciali, né che la rinuncia «al brevetto d’inse­gnamento» sia dipeso dall’entità dei costi d’iscrizione ai corsi di aggiornamento professionale. Nelle circostanze descritte non soccorrono motivi, in ultima analisi, per scostarsi della valutazione del Pretore, che ha accertato il reddito potenziale dell’interessato in fr. 4900.– mensili.

e)  Quanto al fatto che il Pretore abbia fissato il contributo di mantenimento per la figlia adattandolo in funzione delle fasce d’età, il padre dimentica che secondo l’art. 286 cpv. 1 CC il giudice può ordinare che il contributo alimentare sia aumentato in caso di determinate modificazioni dei bisogni del figlio. Egli può prevedere così elementi concreti relativi a un prossimo cambiamento delle circostanze, in modo da evitare, per quanto possibile, una procedura di modifica (sentenza del Tribunale federale 5A_666/2016 del 25 aprile 2017 consid., 3.3.3 con rinvio a DTF 120 II 292 5 consid. 4b). I contributi di mantenimento stabiliti in una sentenza di divorzio sono destinati – di regola – a durare, sicché il loro aggiustamento secondo l’età è generalmente ammesso e largamente invalso nella prassi giudiziaria ticinese (I CCA, sentenza inc. 11.2006.135 del 30 novembre 2007 consid., 6; v. anche Perrin in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 5 ad art. 286; Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB I, 5a edizione, n. 23 ad art. 286; Meier/Stettler, Droit civil suisse, Droit de la filiation, 5a edizione, pag. 731 n. 1096 seg.). Le doglianze del padre al proposito non possono quindi trovare ascolto.

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