N. 5c Art. 125 cpv. 1, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Pubblicazione: RTiD II 2018


Divorzio – debitore alimentare che assume spese del creditore alimentare Un coniuge può compensare il contributo di mantenimento dovuto al­l’altro coniuge – in tutto o in parte – con voci di spesa da lui assunte direttamente, sempre che le spese si riferiscano a voci del fabbisogno del creditore alimentare accertate dal giudice e che egli dimostri di avere effettivamente eseguito il pagamento. A tal fine egli non è tenuto a farsi autorizzare, ma se intende essere espressamente abilitato in tal senso, fosse solo per evitare contestazioni dell’altro coniuge, deve formulare un’esplicita richiesta al riguardo. I CCA 7.11.2017 N. 11.2016.9


9.  Infine la moglie contesta l’autorizzazione, concessa dal Pretore aggiunto al marito, di compensare il contributo alimentare di fr. 800.– mensili con «gli importi da lui comprovatamente pagati alla banca, risp. alla compagnia assicurativa a titolo di interessi sul mutuo ipotecario, risp. di premio dell’assicurazione stabili relativi all’abitazione coniugale». Essa definisce sconcertante che di fronte a un contributo alimentare di fr. 800.– mensili il marito possa compensare fr. 1200.– mensili, quando per di più egli si era opposto all’erogazione retroattiva di contributi alimentari e nemmeno aveva chiesto di poter compensare simile versamento. A suo parere, di conseguenza, il primo giudice si sarebbe sospinto ultra petita.

Ora, questa Camera ha già avuto modo di precisare che un debitore alimentare può compensare il contributo di mantenimento a suo carico, fino all’ammontare del contributo medesimo, con oneri rientranti nel fabbisogno del creditore alimentare da lui pagati direttamente, sempre che le spese assunte si riferiscano a una voce del fabbisogno del creditore alimentare accertata dal giudice e che egli dimostri di avere effettivamente eseguito il pagamento (RtiD I-2005 pag. 765 consid. 13; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2011.163 del 30 dicembre 2013, consid 8). Il debitore che intende procedere in tal senso non è tenuto a farsi autorizzare dal giudice. Può nondimeno chiedere di essere espressamente abilitato in tal senso, fosse solo per evitare, a scanso di equivoci, contestazioni da parte dell’altro coniuge. Perché il giudice emani un’autorizzazione del genere occorre tuttavia una richiesta da parte dell’interessato. Non tocca al giudice sostituirsi ai doveri di un coniuge e statuire d’ufficio. In concreto il marito ha sì indicato di pagare direttamente gli oneri ipotecari e il premio delle assicurazioni dell’eco­nomia domestica e contro la responsabilità civile relative all’immobile, occupato dalla moglie, ciò che quest’ultima non ha mai contestato. Non ha chiesto al Pretore però di essere espressamente autorizzato a eseguire quei pagamenti, ponendoli in deduzione del contributo alimentare per la moglie. Ne segue che, giudicando su tal punto di propria iniziativa, il Pretore aggiunto ha trasceso le richieste di giudizio, violando il principio dispositivo (art. 58 cpv. 1 CPC). In proposito l’appello merita dunque accoglimento.

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