N. 62c Art. 5 cpv. 1 Conv. Aia comp. prot. min.; 5 n. 2 lett. a) CLug; 10, 59, 64, 79, 85 cpv. 1 LDIP

Pubblicazione: RTiD II 2018


Provvedimenti cautelari in favore del figlio minorenne emanati dal giudice svizzero nell’ambito di una causa di divorzio pendente all’estero Il giudice svizzero è competente per emanare provvedimenti cautelari sull’affidamento di un figlio minorenne e sul diritto di visita del genitore non affidatario, se il figlio ha la residenza abituale in Svizzera, anche se la causa di divorzio è pendente all’estero. Competenza del giudice svizzero per quanto attiene ai contributi alimentari nel caso in cui non si applichi la Convenzione di Lugano. I CCA 14.12.2017 N. 11.2016.52


3.  Nella fattispecie v’è da interrogarsi anzitutto sulla competenza del Pretore aggiunto per emanare le misure a protezione dell’unione coniugale chieste dalla moglie il 21 aprile 2016. A quel momento invero, come risulta dagli atti, il marito aveva già intentato azione di divorzio in Russia (il 14 aprile precedente). 

a)  Nelle relazioni internazionali il giudice svizzero rimane competente per statuire a tutela dell’unione coniugale (art. 46 LDIP) quand’anche una parte abbia già promosso azione di divorzio all’estero se appare evidente sin dall’inizio (ovvero fin dall’introduzione della procedura a tutela dell’unione coniugale) che la sentenza estera di divorzio non potrà essere riconosciuta in Svizzera (DTF 134 III 328 consid. 3.3 con rinvii). Qualora non si possa escludere che la sentenza di divorzio pronunciata all’estero sarà riconosciuta in Svizzera, il giudice svizzero non può più statuire a tutela dell’unione coniugale. Può solo decretare – soccorrendone le condizioni – provvedimenti cautelari sulla base dell’art. 10 lett. b LDIP nell’ambito della causa di divorzio pendente all’estero (RtiD II-2017 pag. 907 consid. 4 a 6).

b)  Analoga è la situazione nel caso in cui una parte si valga, in una procedura a tutela dell’unione coniugale, di una sentenza di divorzio pronunciata all’estero. In tale ipotesi il giudice svizzero rimane competente per adottare misure protettrici dell’unione coniugale, comprese quelle non trattate dal tribunale estero, soltanto se la decisione estera non può essere riconosciuta in Svizzera conformemente agli art. 65 cpv. 1 e 25 segg. LDIP o in base a convenzioni internazionali. Per contro, se la decisione di divorzio pronunciata all’estero può essere riconosciuta in Svizzera, decade la possibilità di adottare misure protettrici del­l’unione coniugale. Prospettabile rimane unicamente una procedura intesa alla completazione o alla modifica della sentenza estera di divorzio in applicazione dell’art. 64 LDIP. Incombe al giudice adito in Svizzera pronunciarsi in via pregiudiziale sul riconoscimento della sentenza estera, senza essere vincolato a eventuali decisioni prese dall’autorità amministrativa (sentenza del Tribunale federale 5A_214/2016 del 20 agosto 2016 consid. 5 e 6, in: SJ 139/2017 I 29).

c)  In concreto si evince dagli atti che in seguito a un’azione promossa il 14 aprile 2016 dal marito, con sentenza contumaciale del 12 maggio 2016 il tribunale russo ha pronunciato il divorzio. Adito dalla moglie, il 30 agosto 2016 lo stesso giudice ha nuovamente pronunciato il divorzio, apparentemente ancora in assenza di lei. Quest’ultima non contesta tuttavia che tale decisione sia passata in giudicato, tant’è che nel sistema generalizzato ticinese dei dati anagrafici (MovPop) essa risulta divorziata dall’ottobre 2016. Resta il fatto che quando il Pretore aggiunto ha statuito, il 13 giugno 2016, sussisteva per lo meno la prima sentenza. E sebbene tale decisione fosse contestata, non poteva escludersene il riconoscimento per ciò soltanto. Intanto la decisione era stata pronunciata nello Stato di origine di uno dei coniugi (art. 65 cpv. 1 LDIP). Inoltre nemmeno la moglie invocava motivi che ostassero al riconoscimento (art. 27 LDIP). E, comunque fosse, una nuova sentenza di divorzio era da attendersi a Mosca. Ciò non lasciava spazio a misure protettrici dell’unione coniugale. Il Pretore aggiunto poteva solo decretare – se mai – provvedimenti cautelari sulla base del­l’art. 10 LDIP in appoggio alla causa di divorzio pendente in Russia.

d)  L’art. 10 lett. a LDIP stabilisce che competenti per prendere provvedimenti cautelari sono, fra l’altro, «i tribunali e le autorità svizzeri competenti nel merito». I tribunali svizzeri sono competenti per completare o modificare sentenze di divorzio se hanno pronunciato essi medesimi tali decisioni o se la loro competenza discende dagli art. 59 o 60, fatto salvo l’art. 85 LDIP sulla protezione dei minori (art. 64 cpv. 1 LDIP). Nel caso in esame la causa davanti al Pretore aggiunto riguardava l’affidamento dei figli, il diritto di visita paterno e il contributo alimentare per i minorenni. Il giudice svizzero chiamato a completare la sentenza di divorzio estera era quindi competente nel merito se ricorrevano le premesse dell’art. 85 LDIP. Ciò posto, l’art. 85 cpv. 1 LDIP rinvia alla Convenzione dell’Aia del 19 ottobre 1996 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori (RS 0.211.231.011), ratificata dalla Svizzera e in vigore per la Russia dal 1° giugno 2013 (https://www.hcch.net/fr/ instruments/conventions/status-table/?cid=70). Questa prevede che competenti per adottare misure tendenti alla protezione della persona o dei beni del minorenne sono le autorità, giudiziarie o amministrative, dello Stato contraente di residenza abituale del minore (art. 5 cpv. 1). In simili circostanze il Pretore aggiunto poteva quindi accertare la propria competenza nel merito.

e)  È vero che in materia di contributi alimentari, questione patrimoniale, la citata Convenzione dell’Aia del 19 ottobre 1996 non si applica (art. 4 lett. e; sentenza del Tribunale federale 5A_146/2014 del 19 giugno 2014, consid. 3.1.2 con rinvio a DTF 138 III 13 consid. 5.1; v. anche I CCA, sentenza inc. 11.2016.6 del 20 maggio 2016, consid. 4 con riferimento a Bucher in: Commentaire romand, LDIP/CL, Basilea 2011, n. 31 ad art. 64 e Jametti Greiner in: Schwenzer, FamKommentar, Scheidung, vol. II, 3a edizione, appendice LDIP, pag. 748 n. 157). Come non si applica la Convenzione di Lugano, cui la Federazione Russa non ha aderito. Certo, prima dell’entrata in vigore della Convenzione dell’Aia del 19 ottobre 1996, quando faceva stato ancora l’omologa Convenzione del­l’Aia del 5 ottobre 1961 (RS 0.211.231.01), questa Camera riconosceva la competenza delle autorità svizzere chiamate a statuire sull’affidamento dei figli e la disciplina delle relazioni personali anche per regolare contributi di mantenimento in favore di figli minorenni con residenza abituale in Svizzera (RtiD I-2010 pag. 832 consid. 3a e 3e con rimando a DTF 126 III 303 consid. 2a/bb; cfr. RtiD I-2013 pag. 855 consid. 5a; I CCA, sentenza inc. 11.2009.112 del 19 dicembre 2012, consid. 6d). Bisognerebbe domandarsi se tale prassi possa essere estesa anche alla Convenzione del 19 ottobre 1996. In realtà il quesito può rimanere irrisolto per le considerazioni in appresso.

f)  Non si applicasse per vero l’art. 85 cpv. 1 LDIP ai contributi alimentari per i figli, nel caso in esame tornerebbe a far stato l’art. 59 LDIP (cui rinvia l’art. 64 cpv. 1 LDIP), il quale prevede la competenza dei tribunali svizzeri al domicilio dell’attore – tra l’altro – se questi dimora in Svizzera da almeno un anno (lett. b). E la moglie risiede nel Ticino dal settembre del 2011. Per di più, il foro di Lugano sarebbe dato anche in conformità all’art. 79 cpv. 1 LDIP, che in materia di contributi alimentari per minorenni è alternativo a quello degli art. 59 e 60 LDIP (Oethenin-Girard in: Bohnet/Guillod, Droit matrimonial, Fond et procédure, Basilea 2016, annexe Ie, n. 146 ad art. 65 LDIP; Bucher, op. cit., n. 26 ad art. 64 e n. 10 ad art. 79; Jametti Greiner, op. cit., pag. 721 n. 95; Bopp in: Basler Kommentar, IPR, 3a edizione, n. 143 ad art. 64). Senza dimenticare che davanti al primo giudice il marito ha riconosciuto espressamente la competenza della «Pretura di Lugano». Nelle condizioni descritte il Pretore aggiunto poteva ritenersi in ogni modo competente anche per statuire sul mantenimento dei figli.

g)  Si aggiunga che nella fattispecie il giudice russo del divorzio non risulta neppure essere stato chiamato a regolare lo statuto dei figli. Egli si è limitato ad accertare che «le parti hanno raggiunto un accordo circa il mantenimento, l’edu­cazione e il luogo di dimora dei minori», ma non consta avere esaminato né tanto meno approvato l’accordo. La tesi del marito, secondo cui «non vi sono argomenti validi che possano considerare ammissibile da parte di questa Camera l’appello», cade dunque nel vuoto. Per il resto è incontestabile che i provvedimenti postulati dalla moglie davanti al giudice svizzero richiedessero una protezione urgente, già per il fatto che nessun contributo alimentare in favore dei figli era in vigore e che il padre si limitava a coprire il costo dell’alloggio.

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