7c Art. 260 cpv. 3 CC; 42 seg. OSC

Pubblicazione: RTiD II-2019 (III. Diritto di famiglia)


Iscrizione nei registri dello stato civile di un riconoscimento di paternità per testamento – competenza Procedura da seguire in caso di riconoscimento di paternità per testamento (consid. 5). Competenza del Pretore come autorità preposta alla pubblicazione del testamento (consid. 7). Competenza del Pretore come autorità preposta al rilascio del certificato ereditario (consid. 8). Competenza dell’Ufficio dello stato civile quale autorità di vigilanza (consid. 9). I CCA 12.2.2019 N. 11.2017.49


5.  Un riconoscimento di paternità può avvenire anche per testamento (art. 260 cpv. 3 CC). In tal caso l’autorità competente per la pubblicazione del testamento (art. 557 cpv. 1 CC) comunica il riconoscimento all’autorità di vigilanza sullo stato civile del luogo in cui ha sede il tribunale, trasmettendo a quest’ultima un estratto del testamento (art. 42 cpv. 1 lett. b, art. 42 cpv. 2 e art. 43 cpv. 1 OSC: RS 211.112.2). Nel Cantone Ticino l’autorità preposta alla pubblicazione dei testamenti è il Pretore (art. 81 e 82 LAC), che incarica il notaio rogante di comunicare gli estratti del testamento ai destinatari da lui indicati (art. 83 cpv. 1 LAC), compreso – dandosi un riconoscimento di paternità – l’Ufficio dello stato civile quale autorità di vigilanza (art. 4 del regolamento cantonale sullo stato civile: RL 212.150). Contrariamente all’opinione del ricorrente, l’art. 42 OSC specifica unicamente quali comunicazioni debba eseguire l’autorità giudiziaria o amministrativa prevista dal diritto cantonale (per una panoramica a livello svizzero: Emmel in: Abt/Weibel [curatori], Praxiskommentar Erbrecht, 3a edizione, n. 10 alle note introduttive agli art. 551 segg. CC). Non dispone invece quale sia l’autorità competente per accertare la validità di un riconoscimento testamentario di paternità.

6.  Nella fattispecie, come si è visto, il testamento è stato pubblicato dal Pretore il 28 ottobre 2016 e il notaio incaricato ha regolarmente trasmesso un estratto del testamento all’Ufficio dello stato civile. L’Ufficio ha scritto al notaio però, il 18 novembre 2016, di non ravvisare nel testamento una volontà inequivocabile di riconoscimento e di non intendere procedere pertanto all’iscrizione della paternità nel relativo registro. A quel momento X. ha adito il Pretore come giudice ordinario perché egli fosse accertato essere figlio di Y. Se non che, in pendenza di causa (nel frattempo sospesa), l’8 febbraio 2017, il Pretore ha comunicato all’Ufficio dello stato civile di avere accertato il riconoscimento di paternità per testamento, allegando fotocopia del certificato ereditario. A quel momento l’Ufficio dello stato civile ha reagito con la decisione impugnata, affermando la propria competenza «per statuire in merito all’adempimento o meno dei requisiti legali di un riconoscimento testamentario». L’opinione è solo parzialmente corretta.

7.  Compito dell’autorità preposta alla pubblicazione del testamento è di apprezzare se – a un primo esame – la disposizione di ultima volontà possa essere considerata tale, anche qualora a un esame più approfondito essa potrebbe apparire nulla. Tale valutazione è meramente sommaria e non ha alcuna portata materiale (Karrer/Vogt/Leu in: Basler Kommentar, ZGB II, 5a edizione, n. 10 e 11 ad art. 557 con riferimenti). La comunicazione con cui quell’autorità trasmette alla vigilanza sullo stato civile l’estratto di un testamento suscettibile di contenere un riconoscimento di paternità non vincola dunque l’autorità destinataria. Se a suo modo di vedere non sono dati i presupposti per un riconoscimento testamentario, l’autorità di vigilanza sullo stato civile emana una decisione con cui rifiuta l’iscrizione della paternità nel registro. Sotto questo profilo l’operato dell’Ufficio dello stato civile nella fattispecie non presta il fianco alla critica.

8.  Compito dell’autorità preposta all’emissione del certificato ereditario è invece di determinare – a un primo esame – quali siano i soli eredi del testatore, in modo da rilasciare a costoro un titolo di legittimazione provvisorio che li abiliti a disporre dei beni della successione (art. 559 cpv. 1 CC). Nel Cantone Ticino tale autorità è, una volta ancora, il Pretore (art. 86a cpv. 1 lett. c LAC). L’interpretazione di un testamento da parte dell’autorità preposta all’emanazione del certificato ereditario non è in alcun modo definitiva, al punto che il certificato ereditario è rilasciato quand’anche appaia dubbio che i soggetti ivi menzionati siano i soli eredi del testatore (Karrer/Vogt/Leu, op. cit., n. 2 ad art. 559 CC con riferimenti). Chi siano realmente gli eredi in questione sarà determinato, se mai, dal giudice ordinario. Ne segue che la comunicazione con cui in concreto il Pretore ha informato l’Ufficio dello stato civile, l’8 febbraio 2017, di avere accertato il riconoscimento testamentario di X. da parte di Y. è doppiamente fuori luogo. Intanto perché, diversamente dall’autorità cui compete la pubblicazione del testamento, l’autorità preposta all’emissione del certificato ereditario non ha nulla da comunicare alla vigilanza sullo stato civile. Inoltre perché nel caso specifico la comunicazione è erronea, tale autorità non avendo accertato la validità del riconoscimento testamentario, ma essendosi limitata a reputarlo valido a un primo esame.

9.  Compito dell’autorità di vigilanza sullo stato civile è di decidere, dandosi un riconoscimento di paternità per testamento, se tale riconoscimento può essere iscritto nel registro. Contrariamente a quanto figura nella decisione impugnata, tale autorità non è competente invece per «statuire in merito all’adempimento o meno dei requisiti legali di un riconoscimento testamentario» (dispositivo n. 1). Certo, per decidere se iscrivere il riconoscimento nel registro dello stato civile quell’autorità deve valutare l’efficacia del riconoscimento, ma ciò avviene a titolo meramente pregiudiziale, di regola sulla sola base del testo risultante dall’estratto trasmesso dall’autorità preposta alla pubblicazione del testamento (Jäger/Siegenthaler, Das Zivilstandswesen in der Schweiz, Berna 1998, pag. 251 n. 14.8, gli art. 132 cpv. 1 n. 2 e 134 vOSC non scostandosi sostanzialmente dagli attuali art. 16 e 42 OSC). Nulla impedisce che l’autorità di vigilanza assuma prove (art. 25 cpv. 1 LPAmm), ma ciò nulla muta alla natura pregiudiziale della sua disamina. La quale è possibile, del resto, solo se il giudice ordinario non ha ancora statuito sulla validità del riconoscimento, poiché in caso contrario l’autorità di vigilanza sullo stato civile sarebbe vincolata alla forza di giudicato di tale decisione (André Schmidt, Questions préalables et préjudicielles, nota in: SJ 109/ 1987 pag. 383).

10.  Ne discende che, in definitiva, né l’autorità preposta alla pubblicazione del testamento, né quella chiamata al rilascio del certificato ereditario, né la vigilanza sullo stato civile sono competenti per statuire materialmente sulla validità di un riconoscimento testamentario di paternità. Ognuna di esse affronta la questione nell’ambito delle rispettive attribuzioni: la prima e la seconda a un sommario esame, la terza a un esame pregiudiziale. Abilitato a statuire con forza di giudicato sull’esistenza di un rapporto di paternità è unicamente il tribunale ordinario, il quale vaglia materialmente la questione con pieno potere cognitivo in esito a un’istruttoria completa. In concreto tale decisione non è ancora intervenuta (la causa è stata sospesa il 30 gennaio 2017). L’Ufficio dello stato civile poteva dunque esaminare a titolo pregiudiziale se considerare valido il riconoscimento di paternità contenuto nel testamento di Y. per sapere se procedere alla relativa iscrizione nel registro. Così interpretata, la decisione impugnata può essere condivisa.

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