8c Art. 308 cpv. 2 CC; 300 cpv. 1 lett. f) CPC

Pubblicazione: RTiD II-2019 (III. Diritto di famiglia)


Istituzione di una curatela educativa – impugnazione del figlio Un figlio capace di discernimento può ricorrere egli medesimo contro la decisione con cui il giudice del divorzio istituisce una curatela educativa in suo favore, sempre che la sua impugnazione risulti intelligibile. In tal caso egli non deve necessariamente far capo a un patrocinatore di fiducia né a un rappresentante designato dal giudice. I CCA 18.2.2019 N. 11.2018.139


3.  Il primo interrogativo è di chiarire anzitutto se in concreto le figlie, parti sui generis al processo di divorzio tra i genitori (DTF 142 III 162 consid. 5.2.2), siano legittimate a impugnare personalmente il decreto oppure se solo «il curatore del figlio» (nel senso dell’art. 300 CPC, ossia un curatore di rappresentanza) sia abilitato a tal fine.

a)  Nella fattispecie le figlie non hanno un curatore di rappresentanza (art. 299 cpv. 1 CPC) né sono intervenute in qualche modo nella procedura di primo grado. Data la loro età (15 e 16 anni), nondimeno, esse vanno presunte capaci di discernimento e di far valere autonomamente i loro diritti altamente personali (art. 19c cpv. 1 CC e 67 cpv. 3 lett. a CPC; DTF 142 III 165 consid. 5.2.4 con rinvio a DTF 120 Ia 371 consid. 1a; analogamente: sentenza del Tribunale federale 5A_170/2014 del 14 luglio 2014 consid. 1.2.3). Trattandosi inoltre di questioni legate alla custodia, all’autorità parentale o a misure di protezione, la facoltà di agire personalmente da parte di un minore capace di discernimento è di principio ammessa (Hegnauer in: Grundriss des Kindesrechts, 5a edizione, pag. 200 n. 26.24; Leuba in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 9 ad art. 273; Helle in: Bohnet/Guillod [curatori], Droit matrimonial, Fond et procédure, Basilea 2015, n. 8 ad art. 301 CPC; Schweighauser in: Sutter-Somm/ Hasenböhler/Leuenberger [curatori], Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 3a edizione, n. 18 ad art. 301 e in: FamKommentar, Scheidung, vol. II, 3a edizione, n. 19 ad art. 301 CPC; Herzig, Die Partei- und Prozessfähigkeit von Kindern und Jugendlichen sowie ihr Anspruch auf rechtliches Gehör, in: AJP/PJA 2013 pag. 188). L’opinione di Leuba (op. cit., n. 8 ad art. 273 CC), di Meier/ Stettler (in: Droit civil suisse, Droit de la filiation, vol. II: Effets de la filiation, 5a edizione, pag. 609 nota 2144) e di Pfänder Baumann (in: Brunner/Gasser/Schwander [curatori], Schweizerische ZPO, Kommentar, vol. II, 2a edizione, n. 5 ad art. 301), secondo cui nelle procedure di diritto matrimoniale il figlio può contestare una decisione giudiziaria solo per il tramite un rappresentante, appare di conseguenza troppo rigida.

b)  Non si disconosce che secondo Spycher (in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. II, edizione 2012, n. 6 ad art. 301) e Jeandin (in: Commentaire romand, CPC, 2a edizione, n. 5 ad art. 301) la comunicazione di una decisione al figlio non crea una via di diritto, il minore potendo solo interporre reclamo contro la sua negata audizione (art. 298 cpv. 3 CPC) o contro il rifiuto di istituirgli una rappresentanza (art. 299 cpv. 3 CPC). Josi (Rechtsmittel des urteilsfähigen Kindes gegen Entscheide in eherechtlichen Verfahren auch ohne Vertretung?, in: FamPra.ch 2012 pag. 519 segg.) afferma persino che dopo la comunicazione della decisione il minore capace di discernimento che non ha preso parte alla procedura non può ricorrere né chiedere la designazione di un rappresentante. Sta di fatto che la prima autrice si limita a un’enunciazione di principio, mentre il secondo sostiene che il minorenne potrebbe tutt’al più contestare la decisione per il tramite di un rappresentante, rinviando in proposito a Schweighauser, il quale ammette però che di regola un minore capace di discernimento ha la facoltà di far valere autonomamente diritti inerenti alla propria personalità come la custodia, le relazioni personali e le misure di protezione (sopra, consid. a). Il terzo autore, infine, precisa che il figlio capace di discernimento può contestare la decisione qualora non fosse al corrente della procedura e del suo diritto di rappresentanza.

c)  Tutto ciò posto, gli autori che condizionano il diritto di impugnazione di figli minorenni al patrocinio da parte di un rappresentante (di fiducia o designato dal giudice) sembrano fondarsi sulla premessa per cui ragazzi e adolescenti capiscono difficilmente le implicazioni correlate alla custodia, all’autorità parentale o a misure di protezione, sicché in circostanze del genere non sono in grado – di regola – di stare in lite con atti propri (Schweighauser, op. cit., n. 18 e 20 ad art. 301 CPC; Michel/Steck in: Basler Kommentar, ZPO, 3a edizione, n. 13 ad art. 301; Gasser/Rickli, Schweizerische ZPO, Kurzkommentar, 2a edizione, n. 2 ad art. 301). Costoro non hanno, in altri termini, la «capacità di postulazione» (DTF 132 I 5 consid. 3.2). Un figlio che intenda contestare una decisione che lo concerne, del resto, non può limitarsi a dichiarare di non essere d’accordo con tale decisione. Deve anche spiegare perché non è d’accordo e a tal fine occorre designargli un curatore di rappresentanza (Pfänder Baumann, op. cit., n. 5 ad art. 301 CPC).

d)  Nel caso in esame le figlie non si sono limitate con i loro memoriali a manifestare disaccordo riguardo alla decisione presa dal Pretore aggiunto, ma hanno compiutamente illustrato i motivi per cui a mente loro non ritengono necessaria l’istituzione di una curatela educativa. È possibile che esse non abbiano compreso la portata della decisione in tutti i suoi aspetti. Hanno inteso però l’essenziale, il Pretore aggiunto avendo inviato loro una lettera individuale, il 4 dicembre 2018, in cui ha spiegato in termini semplici, con chiarezza e con espressioni comuni il contenuto del provvedimento. E proprio sulla nomina di un terzo chiamato a mediare – in specie – nelle relazioni personali fra loro e il padre le ragazze dissentono. Nelle condizioni descritte la loro capacità di appellare non può dirsi necessitare la designazione di un rappresentante. Ne segue che i memoriali da loro presentati, perfettamente intelligibili, vanno trattati nel merito.

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