RTiD II 2020

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2020 (III. Diritto di famiglia)



Regesti a cura dei giudici della Camera

  • Divorzio – provvedimenti cautelari

    Modifica di misure a protezione dell’unione coniugale o di provvedimenti cautelari in una causa di divorzio: requisiti della necessità e dell’urgenza.

    I CCA 18.11.2019 N. 11.2018.122

  • Ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria in una procedura di mantenimento del figlio

    Nell’esame dell’ammissibilità al beneficio dell’assistenza giudiziaria la difficoltà della causa va valutata sia oggettivamente che soggettivamente, a dipendenza delle capacità del richiedente. Il ricorso a un patrocinatore può rivelarsi necessario anche nei casi in cui la massima inquisitoria sociale dovrebbe permettere alle parti di agire senza l’assistenza di un avvocato: da considerare sono la complessità in fatto e in diritto della procedura, le circostanze riguardanti la persona implicata e l’importanza dei diritti in causa. Nella fattispecie in esame, l’assistenza giudiziaria e il gratuito patrocinio, negati dall’autorità di protezione, sono stati ammessi dalla Camera di protezione, considerato che il ruolo dell’avvocato non può limitarsi al solo diritto materiale o processuale, ma riguarda anche compiti di carattere sociale che vanno tenuti in considerazione nel valutare la necessità di un patrocinatore d’ufficio: l’interessata era richiedente l’asilo, sposata con rito religioso non riconosciuto in Svizzera, assolutamente priva di conoscenze della lingua e dei servizi a disposizione sul territorio; il patrocinatore ha contribuito al perfezionamento di un accordo – poi ratificato dall’autorità – per la regolamentazione del mantenimento, delle relazioni personali a favore della figlia e l’attribuzione di custodia e autorità parentale in via esclusiva alla madre.

    CDP 20.4.2020 N. 9.2019.184

  • Condizioni per la messa in esecuzione delle misure precauzionali personali

    Le misure precauzionali personali previste dagli art. 360 e segg. CC), segnatamente il mandato precauzionale (art. 360 e segg. CC) e le direttive anticipate (art. 370 e segg. CC), così come la rappresentanza legale in caso di provvedimenti medici (art. 377 e segg. CC), esplicano i loro effetti unicamente al momento in cui l’interessato diventa incapace di discernimento, mentre fino a tale momento è unicamente valida la volontà attuale ed effettiva della persona interessata. Quando interviene l’incapacità di discernimento, l’autorità di protezione provvede alla convalida del mandato precauzionale a norma dell’art. 363 CC e se, il mandatario accetta il mandato, gli consegna un documento che attesta i poteri conferiti. Diversamente da quanto è previsto per il mandato precauzionale, quando l’interessato diventa incapace di discernimento, l’autorità di protezione non deve verificare la validità formale delle direttive anticipate. A norma dell’art. 372 CC il medico ottempera alle direttive del paziente, salvo che violino le prescrizioni legali o sussistano dubbi fondati che esse esprimano la volontà libera e presumibile del paziente; il medico iscrive in tal caso nel fascicolo del paziente il motivo per il quale non ha ottemperato alle direttive di costui. Essendo le direttive destinate ad essere applicate dai medici curanti al presentarsi di concrete problematiche mediche, il compito di verifica incombe solo a questi ultimi. A norma dell’art. 373 cpv. 1 n. 1 CC, l’autorità di protezione è chiamata a pronunciarsi qualora una persona vicina all’interessato faccia valere che non è stato ottemperato alle direttive del paziente. Nella fattispecie in esame, a motivo della mancanza di chiarezza che traspare da varie procure rilasciate dall’interessato a più persone in materia di direttive e di rappresentanza terapeutica, a cui si sono aggiunte le competenze attribuite alla curatrice di rappresentanza, l’autorità di protezione è stata invitata a chiarire e, se del caso, ridefinire, mediante interpretazione la volontà presumibile del paziente.

    CDP 28.4.2020 N. 9.2019.106

  • Mantenimento del figlio – capacità contributiva di un genitore

    La riscossione di prestazioni assistenziali non basta per indiziare un impedimento al lavoro. Se necessario, si può esigere che un debitore alimentare con figli estenda le proprie ricerche d’impiego fuori del suo campo di formazione professionale, anche in ambiti meno qualificati.

    I CCA 10.2.2020 N. 11.2018.70

  • Pretese di figli maggiorenni in concorrenza con quelle dell’ex coniuge

    L’art. 276a cpv. 2 CC va inteso nel senso che in casi motivati l’obbligo di mantenimento verso il figlio minorenne può non prevalere su quello verso il figlio maggiorenne, ma non che in casi motivati l’obbligo di mantenimento verso il figlio maggiorenne possa anch’esso prevalere su altri obblighi di mantenimento. Pertanto, l’obbligo di mantenimento verso l’(ex) coniuge continua a prevalere su quello nei confronti del figlio maggiorenne in formazione.

    TF 11.2.2020 N. 5A_457/2018 (pubblicata in  DTF 146 III 169)

  • Mantenimento del figlio – contributo di accudimento

    Durata del contributo di accudimento.

    I CCA 27.12.2019 N. 11.2018.104

  • Mantenimento del figlio – contributo di accudimento

    Calcolo del contributo di accudimento.

    I CCA 18.2.2020 N. 11.2018.131

  • Protezione dell’unione coniugale – custodia alternata del figlio

    Presupposti e criteri per istituire una custodia parentale alternata.

    I CCA 18.1.2019 N. 11.2018.30 (ricorso in materia civile del 21.2.2019 respinto nella misura in cui era ammissibile dal TF con sentenza 5A_147/2019 del 25.3.2020)

  • Deduzioni – alimenti all’ex coniuge – concessione diritto di abitazione – valore locativo attribuito al coniuge che abita l’immobile – assunzione di spese di manutenzione e interessi ipotecari

    Se, in caso di separazione, invece di concedere all’ex coniuge l’uso di un immobile in base a un contratto di natura obbligatoria, il contribuente gli concede l’usufrutto o il diritto di abitazione, allora il valore locativo deve essere dichiarato dal coniuge che ha il godimento dell’immobile e non dal proprietario. Se poi quest’ultimo si assume anche delle spese di manutenzione o gli interessi ipotecari, che per legge sarebbero a carico dell’usufruttuario, ha diritto alla loro deduzione dal reddito imponibile, trattandosi di contributi di mantenimento. Poiché nella fattispecie l’autorità di tassazione ha attribuito il valore locativo al nudo proprietario, nonostante la concessione del diritto di abitazione, deducendo poi tale valore dal reddito a titolo di alimenti, gli atti le sono rinviati per una nuova decisione, nella quale dovrà anche tener conto del fatto che una parte dell’immobile è stata separata e ceduta in locazione a terzi dallo stesso proprietario.

    CDT 13.5.2020 N. 80.2019.372/373

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