RTiD II 2021

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2021 (III. Diritto di famiglia)



Regesti a cura dei giudici della Camera

  • Nullità di un negozio giuridico concluso da un avvocato in un conflitto di interessi La fiducia che il pubblico può riporre in un avvocato richiede che questi, qualora intenda assicurarsi le proprie pretese, lo faccia in modo trasparente e facilmente riconoscibile da parte del cliente. La nullità del negozio giuridico concluso in un conflitto d’interessi non è esplicitamente prevista dalla legge, ma deriva dal senso e dallo scopo del­l’art. 12 lett. c LLCA. TF 22.4.2021 N. 4A_113/2020
  • Spese processuali – ammontare della tassa di giustizia in un procedimento contenzioso

    Principi generali che disciplinano la riscossione di una tassa di giustizia. Applicazione di tali principi nel caso di una modifica di sentenza di divorzio.

    I CCA 31.3.2021 N. 11.2020.159

  • Capacità di patrocinio di un mandatario professionale – conflitto d’interessi e conseguenze

    Il giudice che ravvisa atti inefficaci per un conflitto d’interessi in cui versa il legale di una parte deve ingiungere al legale di deporre il mandato e assegna alla parte un termine perché sottoscriva essa medesima gli atti compiuti dal legale, ratificandoli, oppure designi un altro patrocinatore.

    I CCA 5.3.2021 N. 11.2020.45

  • Legittimazione al reclamo della madre e del medico curante dell’interessato – richiesta di istituire una curatela generale – assenza dei necessari presupposti Diversamente dai parenti stretti e dai conviventi, nei confronti dei quali esiste una presunzione di vicinanza all’interessato, le altre persone che interpongono reclamo ai sensi dell’art. 450 cpv. 2 n. 2 CC devono giustificare un particolare legame con l’interessato. Determinante non è tanto il fatto che la persona vicina conosca bene l’interessato (e viceversa), quanto il fatto che il rapporto tra i due sia caratterizzato da un ruolo di responsabilità della persona vicina nel benessere dell’interes­sato. Nella fattispecie, la legittimazione al reclamo in qualità di persona vicina è stata riconosciuta alla madre del curatelato ma non al medico curante, che nonostante le contestazioni non ha giustificato la sua posizione di vicinanza al curatelato. Al medico è stata pure negata una legittimazione in qualità di terzo ai sensi dell’art. 450 cpv. 2 n. 3 CC, non avendo questi fatto valere alcun interesse giuridico proprio, tutelato dal diritto di protezione. Nel merito, lo stato di salute dell’interessato è ben lontano dalla condizione di grave disabilità psichica e di (durevole) incapacità di discernimento, necessaria per l’istituzione di una curatela generale, ultima ratio del diritto di protezione. La misura di protezione meno incisiva istituita dal­l’autorità di protezione è stata dunque confermata. CDP 10.5.2021 N. 9.2020.183
  • Diniego di autorizzazione a vendita immobiliare – incapacità processuale del curatelato – carenza di legittimazione attiva dei reclamanti Reclamo del curatelato e della madre contro la decisione dell’Autorità di protezione di non autorizzare la vendita di un terreno appartenente ai reclamanti e al fratello del curatelato in comunione ereditaria. Incapacità processuale dell’interessato (privato dei diritti civili in ragione della curatela generale e incapace di discernimento) senza il concorso del curatore. Quali titolari in comune del fondo, tutti e tre i membri della comunione ereditaria avrebbero ad ogni modo dovuto agire congiuntamente, quale litisconsorzio necessario. Nemmeno alla madre del curatelato, sola, può essere riconosciuta la legittimazione a ricorrere: ella non è parte al procedimento, non fa valere un interesse giuridico proprio (specialmente protetto dal diritto di protezione o che abbia un legame diretto con la misura di protezione) e, benché persona vicina al curatelato, non agisce nell’interesse di quest’ultimo. CDP 15.12.2020 N. 9.2020.86
  • Convalida del mandato precauzionale – riconoscimento della capacità di discernimento dell’interessato al momento della redazione dell’atto Oltre alla validità formale dell’atto, l’autorità di protezione deve verificare se il mandato precauzionale emana da una persona che, al momento della redazione del medesimo, era capace di discernimento. Non ogni lesione alla salute mentale permette di presumere l’incapacità di discernimento: essa deve creare un degrado durevole e importante delle facoltà mentali. Le constatazioni relative allo stato di salute mentale di una persona, la natura e l'entità di eventuali disturbi nella sua attività mentale, il fatto che sia in grado di rendersi conto delle conseguenze dei suoi atti e che potrebbe opporre la propria volontà a coloro che cercano di influenzarlo rientrano nell'ambito dell'accertamento dei fatti, che può essere demandato a degli esperti medici; per contro, la conclusione che ne trae l’autorità giudicante in merito alla capacità di discernimento è una questione di diritto. Nel caso concreto, la malattia dementigena di cui soffriva l’interessato al momento della redazione dell’atto era ancora ad uno stadio di gravità definito lieve e non comprometteva la sua capacità di determinarsi sui contenuti di un mandato precauzionale, comprendendo l’essenza del documento scritto di proprio pugno, il suo senso e le relative implicazioni. CDP 3.5.2021 N. 9.2020.159
  • Modifica di misure a protezione dell’unione coniugale – competenza per sostituire un curatore educativo al figlio

    La competenza per sostituire un curatore educativo spetta all’autorità di protezione del minore, non al giudice che ha ordinato la curatela educativa.

    I CCA 18.12.2020 N. 11.2020.16

  • Cumulo dei redditi dei coniugi – sottoscrizione di un verbale in cui il marito dichiara di essersi separato dalla moglie e trasferito all’estero – successiva ritrattazione – venire contra factum proprium

    Alcuni anni dopo aver sottoscritto davanti all’autorità fiscale un verbale, nel quale ha affermato di essersi trasferito in Italia e di essersi separato dalla moglie, rimasta in Svizzera insieme ai figli, un contribuente ha cambiato la propria versione dei fatti e ha sostenuto di non essersi mai separato dalla moglie ma di avere semplicemente trasferito il domicilio all’estero. La nuova tesi del contribuente è inconciliabile con il principio della buona fede. Infatti, il fisco non avrebbe mai ammesso il trasferimento all’estero del marito se quest’ultimo non avesse sostenuto di essersi separato dalla moglie. È evidente la sua preoccupazione di voler beneficiare di una tassazione più vantaggiosa, dopo che l’autorità di tassazione ha calcolato le imposte della moglie considerando il fabbisogno per il mantenimento della famiglia, in mancanza dei redditi del marito. L’unica soluzione compatibile con il principio della buona fede consiste pertanto nel ritenere che nei periodi fiscali litigiosi il ricorrente non avesse il proprio domicilio in Svizzera e che fosse separato di fatto dalla moglie, alla quale versava un contributo di mantenimento per sé e per i figli minorenni.

    CDT 19.4.2021 N. 80.2016.84/85

  • Persona priva di attività lucrativa la cui figlia percepisce prestazioni complementari – obbligo di restituzione degli assegni familiari percepiti – esclusione della perenzione del diritto alla restituzione L’art. 19 cpv. 2 LAFam subordina il diritto agli assegni familiari per le persone prive di attività lucrativa a una doppia condizione, e meglio il reddito imponibile non deve eccedere il 150% della rendita massima completa di vecchiaia dell’AVS e non devono essere riscosse prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’inva­lidità annue ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 lett. a LPC. Il Cantone Ticino, facendo uso della facoltà contemplata all’art. 18 LAFam, ha adeguato la legislazione cantonale allo scopo di abrogare il limite di reddito. Dal 1° gennaio 2013 l’art. 32 cpv. 2 Laf prevede, in effetti, che le per­sone senza attività lucrativa hanno diritto agli assegni familiari anche se il loro reddito imponibile supera la soglia di cui all’art. 19 cpv. 2 LAFam. Il legislatore non ha, tuttavia, modificato l’ulteriore presupposto. Il TCA ritiene, dunque, conforme alla volontà del legislatore cantonale escludere in ogni caso dal diritto agli assegni familiari le persone prive di attività lucrativa quando vengono percepite prestazioni complementa­ri come previsto dal diritto federale. Nel caso di specie la ricorrente ha, pertanto, percepito a torto gli assegni familiari, siccome sua figlia era al beneficio delle PC a seguito del decesso del padre. Essi devono conseguentemente essere restituiti. Il diritto della Cassa alla restituzione, al momento dell’emissione del relativo ordine, non era peraltro perento, ritenuto segnatamente che non esiste nessun obbligo tra le diverse amministrazioni di segnalare vicendevolmente tutti i dati personali riguardanti assicurati per i quali è stato aperto un incarto. TCA 23.11.2020 N. 39.2020.4
  • Assegno parentale – cittadino straniero – assenza del requisito del domicilio e della dimora in Ticino da almeno cinque anni A ragione la Cassa ha negato al ricorrente il diritto all’assegno parentale, in quanto al momento della nascita del figlio, il 18 luglio 2019, non adempiva al requisito del periodo di domicilio e di dimora nel Canton Ticino di cinque anni prescritto per gli stranieri all’art. 71 cpv. 3 lett. b Laf. In effetti, anche considerando l’ipotesi più favorevole all’assicurato, e meglio quella di essere domiciliato nel nostro Cantone ai sensi dell’art. 23 CC, e dunque di avere qui anche il centro degli interessi personali, già dal 2015, ossia ancora prima del 28 febbraio 2016 attestato dal Servizio Movimento della popolazione e sebbene a quel momento fosse ancora in possesso soltanto di un permesso L UE/AELS, quando è nato suo figlio, il 18 luglio 2019, non erano comunque ancora trascorsi cinque anni. A nulla di diverso può portare la disposizione relativa all’interruzione del periodo di carenza invocata dal ricorrente (cfr. art. 63 cpv. 2 Laf: «La residenza abituale non si considera interrotta se l’assenza dal Can­tone è stata inferiore a dodici mesi consecutivi»). Ai fini dell’appli­cazione di tale disposto deve in ogni caso essere ossequiato il presupposto cumulativo del domicilio in Ticino ai sensi del diritto civile, che certamente l’assicurato non aveva negli anni 2013 e 2014 quando ha soggiornato solo alcuni mesi nel nostro Cantone. TCA 7.12.2020 N. 39.2020.5

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