34c  Art. 341 CPC

Pubblicazione: Estratto da Rivista Ticinese di Diritto II-2022 (III. Diritto di famiglia)


Esecuzione delle decisioni – diritto di visita

Davanti al giudice dell’esecuzione il genitore affidatario può opporsi al diritto di visita soltanto per vizi inerenti alla procedura di esecuzione oppure contestando il carattere esecutivo della decisione. Per quanto concerne il merito, egli può far valere unicamente che dopo la comunicazione della decisione si sono verificate circostanze suscettibili di ostare all’esecuzione del giudizio o perché è stata concessa una dilazione.

I CCA 8.2.2022 N. 11.2022.7


6.  Nel quadro di un’esecuzione (diretta o indiretta) non è possibile rimettere in discussione la decisione da eseguire o le misure esecutive previste in quella decisione. Davanti al giudice dell’esecuzione «la parte soccombente» è abilitata a far valere solo vizi inerenti alla procedura di esecuzione medesima e a contestare il carattere esecutivo della decisione. Per quanto concerne il merito, essa può opporre unicamente che dopo la comunicazione della decisione si sono verificate circostanze suscettibili di ostare all’esecuzione del giudizio, essendo intervenuto l’adempimento, la concessione di una dilazione oppure la prescrizione o la perenzione della pretesa (DTF 145 III 265 consid. 5.5.2; cfr. anche RtiD I‑2017 pag. 710 n. 31c). L’esecuzione di un diritto di visita è regolata a sua volta dagli art. 338 segg. CPC (I CCA, sentenza inc. 11.2021.131 del 24 novembre 2021 consid. 4 con rinvio).

a)  Nel caso in esame le contestazioni che la madre allega non riguardano circostanze intervenute dopo il decreto cautelare del 25 ottobre 2021, ma vertono essenzialmente sulle sue condizioni di salute e sono già state esaminate nella decisione da eseguire. Quanto essa fa valere è volto in realtà a ridiscutere la disciplina delle relazioni personali – esecutiva – regolata nel decreto cautelare del 25 ottobre 2021 e si riferisce a quella decisione, non alla decisione impugnata. Simili questioni, come detto, esulano dal giudizio odierno e non ostano all’esecu­zione del decreto cautelare né, tanto meno, possono rimetterlo in causa. Posto ciò, che il giudice dell’esecuzione possa comminare a un genitore renitente l’ap­plicazione dell’art. 292 CP è indubbio (sentenza del TF 5A_167/2017 dell’11 settembre 2017 consid. 6.1 con richiami, in: FamPra.ch 2018 pag. 570). Tale mezzo di coercizione indiretta, oltre a promuovere l’esecuzione delle decisioni, assicura il rispetto delle ingiunzioni delle autorità (DTF 147 IV 154 consid. 1.4.4). In concreto, vista la ferma opposizione della convenuta all’esercizio del diritto di visita da parte dell’istante, sussistevano indizi più che sufficienti per presumere che essa non sia intenzionata a rispettare l’ordine del Pretore aggiunto. In tali circostanze la misura decisa dal primo giudice sfugge alla critica.

b)  Non si disconosce che il giudice dell’esecuzione, in virtù del suo potere d’ap­prezzamento, può adattare il diritto di visita a nuove circostanze oppure sospenderlo temporaneamente o finanche rifiutarlo per tenere conto del bene del figlio (sentenza del Tribunale federale 5A_167/2017 dell’11 settembre 2017 consid. 6.2, in: FamPra.ch 2018 pag. 570; v. anche Meier/Stettler, Droit civil suisse, Droit de la filiation, 6a edizione, pag. 699 n. 1073 e pag. 701 n. 1074). Ma nel caso specifico, per tacere del fatto che nel frattempo non è intervenuta alcuna modifica delle circostanze, non risulta che il diritto di visita nuoccia al bene del figlio (il Pretore aggiunto ha, se mai, accertato il contrario). E che la reclamante non sopporti l’esercizio di tali relazioni personali non deve andare a scapito del minorenne, i cui interessi sono prioritari. Come questa Camera ha già avuto modo di spiegare, una custodia parentale non deve in nessun caso fungere da strumento terapeutico, sicché un genitore affidatario non può esercitare la custodia impedendo a un figlio di incontrare l’altro genitore solo perché ciò lo riconforta o lo riequilibra psichicamente (cfr. I CCA, sentenze inc. 11.2008.17 del 20 ottobre 2008 consid, 9c e 11.2006.130 del 28 aprile 2008 consid. 9). Men che meno ove si consideri che in concreto il diritto di visita fissato dal Pretore aggiunto prevede l’esercizio del medesimo in un Punto d’incon­tro sotto sorveglianza. La curatrice veglierà, ad ogni modo, affinché prima e dopo le viste i genitori non abbiano a incrociarsi o a incontrarsi. Ne segue che, in definitiva, il reclamo vede la sua sorte segnata.

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